Il Pakistan concede altri sei mesi ai rifugiati afgani

17 dicembre 2012 3 commenti

Il Pakistan concede altri sei mesi ai rifugiati afgani  di redazioneIl governo di Islamabad ha prorogato di sei mesi lo status di rifugiato per oltre un milione di afgani fuggiti in Pakistan a causa della guerra. Una decisione che ha rassicurato migliaia di persone il cui visto scadeva a fine mese e che hanno paura di tornare in Afghanistan. Il problema però è soltanto rinviato alla fine della prossima primavera. Continua a leggere su Pagina404.

Gli alleati sostengono Assad, ma per l’Occidente è spacciato

17 dicembre 2012 Lascia un commento

carlos-latuff-6391Dopo il riconoscimento statunitense ed europeo del Consiglio Nazionale siriano, che da oltre un anno si oppone militarmente al governo del presidente Bashar al Assad, anche l’Europa punta a una transazione pacifica del potere. Al vaglio del Consiglio europeo c’è la possibilità di avviare forniture militari ai ribelli. Per ora, la Nato ha deciso l’invio nel sud della Turchia di batterie di missili anti-missile Patriot. Da Mosca, confermato il sostegno al regime Assad e la decisione di sconfessare il suo viceministro degli Esteri, Mikhail Bogdanov, dopo che aveva parlato della possibilità della vittoria delle forze di opposizione al regime. Tra le fila dei ribelli, combattenti stranieri che provengono dal Medio Oriente e dal Nord Africa. La popolazione teme che il dopo Assad (oramai vicino) possa avere un risvolto non così democratico come promesso . La rassegna stampa dei giornali siriani e libanesi su Pagina404.

Marocco. Studenti in piazza per riforma sistema universitario

12 agosto 2012 1 commento

Video per il lancio della campagna

Un gruppo di studenti marocchini ha lanciato una campagna per chiedere al governo, guidato da Muhammad VI, l’ apertura del dibattito sulle riforme del sistema universitario. Uniti dal nome “l’Unione di studenti marocchini per il cambiamento del sistema dell’istruzione” (in francese UECSE), i giovani hanno guadagnato consensi e sostegno attraverso la pagina Facebook che, in meno di un mese, ha raggiunto oltre 10mila fan e l’attenzione dei media internazionali.

Attraverso i social, il 6 agosto 2012 l’unione degli studenti marocchini ha organizzato una manifestazione che ha portato in piazza centinaia di sostenitori; “l’intento è di incoraggiare la società civile a partecipare e di invitare l’elite politica marocchina ad aprire un dibattito nazionale sulle riforme del sistema dell’istruzione”, questi gli obiettivi annunciati in un video dai giovani manifestanti. La protesta è stata organizzata proprio in concomitanza con l’annuncio del governo marocchino di voler avviare riforme nell’Università pubblica. Gli studenti marocchini hanno colto l’occasione per denunciare, oltre la carenza delle infrastrutture, la fragilità del sistema dell’istruzione attuale che andrebbe riformato dalle base.

Inoltre, i giovani hanno manifestato contro la decisione de Grand Ecole di rendere più difficili i già complessi test di ammissione universitari. “Sono misure che disincentivano gli studenti marocchini a proseguire gli studi”, commenta un giovane nel video di lancio della campagna. Tra gli slogan dei manifestanti, corruzione, favoritismi, carenza delle infrastrutture e rigidi test di ammissione universitari.

La manifestazione è proseguita pacificamente e gli studenti hanno promesso di continuare a scendere in piazza finché le loro richieste non saranno accolte. La protesta è dilagata anche sui social network e su twitter si sprecano i post in sostegno della campagna.

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BA

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Arabia Saudita. Le atlete possono partecipare alle olimpiadi, ma nel rispetto della sharia

17 luglio 2012 2 commenti

Le atlete saudite parteciperanno alle Olimpiadi di Londra 2012, ma dovranno farlo nel pieno rispetto della legge islamica. Lo ha deciso oggi il governo di Ryadh nel tentativo di mettere fine all’infinta querelle scoppiata tra l’organizzazione per i diritti umani, Human Rights Watch (HRW), e la monarchia di re Abdullah che, inizialmente, non aveva consentito alle sue atlete di partecipare ai Giochi olimpici. “Le atlete dovranno indossare abiti modesti, non allontanarsi mai dai loro accompagnatori e non potranno mischiarsi con gli uomini durante i Giochi”, ha detto il principe Nawaf bin Faisal al giornale Al Jazirah. Il Comitato Olimpico internazionale (in inglese IOC), di cui Faisal è il presidente, era stato sollecitato da HRW a escludere il paese arabo dalla competizione per le sue politiche discriminatorie e per aver violato i principi della Carta Olimpica. Lo Statuto stabilisce che lo scopo dei giochi è di incoraggiare e supportare la promozione delle donne nello sport a tutti i livelli e in tutte le strutture così da favorire il principio di uguaglianza tra uomo e donna.

Soltanto due settimane dall’inizio delle Olimpiadi, il giornale pan arabo di proprietà saudita Al Sharq al Awsat aveva detto che nessuna donna si era qualificata nei tre campi: atletica, pesistica e ippica. Oggi sembra che tante siano le atlete saudite che desiderano e meritano di gareggiare ai giochi olimpici di Londra 2012. L’Arabia Saudita, il Qatar e il Brunei sono gli unici tre paesi al mondo che non hanno mai inviato atlete alle Olimpiadi.

Barbara Alvino

Tedeschi tra le fila di al Qaeda

Sempre più tedeschi musulmani diventano jihadisti. A rivelarlo è l’agenzia di stampa tedesca Deutche Welle (DW) che in una recente inchiesta ha dimostrato che, sebbene i casi siano ancora pochi, il numero degli aspiranti guerriglieri islamici è destinato a crescere. Secondo i servizi di sicurezza tedeschi, dagli inizi degli anni ’90 almeno235 tedeschi hanno ricevuto un addestramento paramilitare da movimenti terroristici islamici; secondo ilgiornale Dw, al momento sarebbero circa 100 le persone coinvolte negli addestramenti militari, circa la metà rimpatriate e almeno una decina arrestate.

I servizi segreti prendono la cosa molto sul serio e temono che, se tornassero in patria, questi uomini potrebbero essere coinvolti in attività pericolose per la sicurezza nazionale. Dw ha fatto sapere che alcuni esponenti del Sauerland Group, responsabili degli attentati alle strutture statunitensiin Germania, avevano frequentato campi di addestramento militare in Pakistan, dove sarebbero stati pianificati gli assalti.

L’agenzia DW ha parlato anche dei video propaganda, citando il caso dei fratelli marocchini Mounir e Yassin C di Bonn che hanno postato video in tedesco in cui invitavano a uccidere giornalisti e attivisti del partito diultra destra NRW (German Citizens’ Movement). Per molti i video possono apparire assurdi e drammatici, ma in alcuni casi hanno raggiunto lo scopo prefissato. E’ il caso di Arid U., il kosovaro che sparò a morte i due soldati americani e ne ferì altri due all’aeroporto di Francoforte nell’aprile 2011, influenzato da alcuni video di Mounir che incitavano al massacro. “Al Qaeda e i suoi seguaci hanno creato un genere di film-propaganda”, ha detto Asiem El Difraoui,autore di uno studio sul ruolo della propaganda online per la FondazionePolitica ed Economica dell’Istituto Tedesco per gli Affari internazionali e della Sicurezza. Questi film propongono una visone romanzata della vita nei campi di addestramento, con una spaventosa raffigurazione delle sofferenze dei civili musulmani e la glorificazione del martirio.

“Ricercatori norvegesi hanno studiato il profilo di centinaia di simpatizzanti jihadisti e hanno concluso che ognuno di loro è un utente assiduo di siti di propaganda islamica e sono stati soprattutto i film a influenzarli”, ha detto El Difraoui. Per fermare questo “turismo jihadista”, laGermania porta avanti delle offensive militari nei campi di addestramento dal2009, ma la repressione non è mai una soluzione a lungo termine ed è questo sui cui sta lavorando il Centro per la Cultura Democratica di Berlino. Spesso sono gli stessi genitori che si rivolgono al Centro preoccupati per l’interesse deiloro figli al terrorismo islamico.

La prima destinazione per i giovani jihadisti tedeschi è ilWaziristan in Pakistan, ma i servizi segreti ritengono che anche la Somalia possa diventare un punto di approdo per gli aspiranti combattenti, dove alQaeda con il supporto dei militanti di al Shabab sta facendo guerra al già fragile governo.

Barbara Alvino

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Egitto. In piazza contro la violenza sulle donne

5 luglio 2012 1 commento

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Egitto. In piazza contro la violenza sulle donne

Le egiziane non possono più stare a guardare e con la manifestazione di ieri hanno voluto dire basta alle molestie sessuali sulle donne. Uniti dal grido “quando è troppo, è troppo” i manifestanti sono scesi in piazza perché, hanno detto, “la violenza femminile un problema troppo grande per essere ignorato ed è una piaga sociale”. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’aggressione a piazza Tahrir subita da una giornalista Natasha Smith che, giunta nella piazza simbolo della rivoluzione egiziana per prendere parte ai festeggiamenti per il neo-eletto presidente Mohamed Morsi, è stata aggredita e molestata. Aveva denunciato l’accaduto sul suo blog con un post dal titolo ‘Please God. Please make it stop’: “Centinaia di persone mi tiravano da una parte all’altra. Mi graffiavano e mi stringevano il petto e infilavano le loro dita ovunque.. Le donne piangevano e mi dicevano che non era questo l’Egitto, non era questo l’Islam. Le ho rassicurate dicendo loro che amo il loro Paese, la cultura, il popolo e la natura pacifica e moderata dell’Islam..”.

Soltanto a febbraio dell’anno scorso, durante i festeggiamenti per la caduta del presidente Hosni Mubarak, un’altra giornalista, Lara Logan, fu molestata. L’accaduto attirò l’attenzione dei media internazionali e di tutta la blogosfera e -così come avvenuto anche con l’ultima aggressione di Natasha Smith- l’ira di chi combatte ogni giorno per far sì che la propria società islamica si evolva e che non sia sinonimo di arretratezza e di misoginia. Recentemente, proprio una manifestazione organizzata per denunciare il problema degli abusi sulle donne è terminata con un’aggressione di massa ai manifestanti. Secondo alcune ONG che si battono per i diritti umani in Egitto, l’aumento delle molestie sessuali servono da deterrente per intimidire le donne e limitare la loro partecipazione alla vita pubblica.

BA

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Collettivo Latrones -Si indigneranno? Per ora dormono

24 maggio 2012 2 commenti

Sul sito del Collettivo Latrones è partito il conto alla rovescia. Iscriviti alla newsletter e passaparola. Segui Collettivo Latrones anche su Twitter e Facebook

Il Collettivo Latrones -un gruppo di grafici, designer, scrittori, fotografi e giornalisti- tenta di risvegliare le coscienze in una terra addormentata.

Dal febbraio 2010 il Collettivo Latrones raggruppa grafici, fotografi e scrittori originari di Terra di Lavoro. Il Collettivo si occupa di tematiche ad alto impatto sociale e tenta di rappresentare la complessa realtà di una provincia del Sud Italia – paradigmatica dello stato di degrado di un intero paese – puntando su una comunicazione visiva diretta e immediata. L’obiettivo è diffondere conoscenza per risvegliare le coscienze.

Since February 2010, the Collettivo Latrones has been assembling graphic designers, photographers and narrators born in Southern Italy – mostly from Caserta and Naples. Collettivo uses direct visual media to depict the harsh reality of living in the provinces of Southern Italy, which are representative of the state of decay of the entire country. Using photographs, images, and “graphic journalism”, they raise awareness about Italian social problems worldwide.

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Categorie:Altro, Cyber attivismo
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