Home > Senza categoria > Libano, tra guerre mediatiche e guerre militari

Libano, tra guerre mediatiche e guerre militari

 

Hoda Barakat descrive così il suo Libano: “terra senza pace”. Una terra da cui si scappa e i cui colori rimangono nella mente per sempre. Il paese dei cedri forse non ricorda un ventennio di pace. Dilaniata da conflitti interni, questa terra sembra non volersi mai riposare.

Dopo lunghi anni di guerra civile in cui, coloro che dicevano di amarla l’hanno violentata delle sue più grandi ricchezze, oggi appare come una terra che dorme con un occhio aperto.

Negli ultimi anni la comunità internazionale ha finalmente deciso di intervenire, capendo che, da soli, i fratelli libanesi non sarebbero riusciti a organizzare la loro “pace”.

Verde, blu e rosso sono i colori che separano la guerra dalla pace, delimitano i confini e individuano le forze di interposizione: ONU, Lega araba, confine rosso e confine blu..

Tutti gli attori coinvolti nel conflitto in Libano, paese multicolore, multipartitico e multiculturale, cercano di distinguersi per  provenienza , forza e responsabilità.

Da quando l’UNIFIL opera in Libano il paese sembra sentirsi più sicuro. Sicuro di una pace ritrovata, sicuro di confini più certi, sicuro della sua stabilità. Ma se le missioni UNIFIL mirano a creare un clima di sicurezza nella regione, c’è da sperare che tale condizione sia una soluzione duratura e non limitata nel tempo.

Se prendiamo in considerazione lo scenario politico libanese attuale si può facilmente notare che le due coalizioni, in affari di politica estera, hanno vedute diametricalmente opposte. La coalizione maggioritaria, guidata da Hariri,  è riformista e antisiriana e gode dell’appoggio di Israele e dell’ Occidente; l’altra, guidata da Michel Aoun, è patriottica, pro siriana e pro iraniana e lotta per la liberazione della Palestina.

La guerra mediatica tra le parti politiche sembra essere molto più subdola della guerra militare in sé. Le accuse sono di antisemitismo e terrorismo da un lato, e di essere pro colonizzatori  e pro usurpatori dall’altro. MEMRI, CSA e al-Manar, Occidente, Israele e Hezbollah. nell’era della comunicazione globale si combattono a suoni di sanzioni e sospensioni.

Al-Manar è il canale televisivo del partito sciita libanese Hizbullah che fa parte della coalizione di Michel Aoun. Da quando questo canale televisivo è stato identificato come “impegnato”, i suoi programmi sono diventati oggetto di controllo assiduo e di una sistematica denuncia pubblica. Il controllo è monopolizzato da organismi mediatici, come il MEMRI, la cui attività è in gran parte dedicata alla sorveglianza di questi programmi. Sembrerebbe che proprio questo organismo transatlantico abbia esercitato una influenza decisiva  per la messa in circolazione (presso organismi nazionali e transnazionali) del teleromanzo Diaspora, ispirato ai Protocolli di Savi di Sion che, visionato da Jean-Pierre Raffarin, ha scatenato la sospensione della diffusione satellitare del canale di Hizbullah. Il sito di informazione http://www.procheorient.info, a partire dal novembre 2004, ha organizzato una vigilanza quotidiana dei programmi di al-Manar al fine di denunciare pubblicamente tutte le infrazioni al diritto francese ed europeo in cui incorresse il canale. Parte del controllo e delle traduzioni sono affidate a giornalisti arabofoni free-lance ingaggiati per l’occasione, e il resto sono traduzioni fatte dallo stesso MEMRI. Il ruolo di organizzazioni come questa, le cui posizioni pro-israeliane non sono mai state dissimulate, hanno contribuito, attraverso la scelta selettiva dei programmi tradotti e diffusi, a produrre fonti primarie, quelle sulle quali i giornalisti devono lavorare, il cui orientamento concorre alla condanna di Hizbollah.

Dal punto di vista giudiziario, la sanzione comminata ad al-Manar è eccezionale perché,per la prima volta, obbliga a oscurare immediatamente un canale televisivo senza sanzioni intermedie. Questa straordinaria severità indica un’esplicita volontà politica di fornire al CSA (Consiglio Superiore degli Audiovisivi) gli strumenti sanzionatori più efficaci e rapidi di quelli di cui disponeva. E’ stato il CRIF (Consiglio rappresentativo delle istituzioni ebraiche) a far rescindere l’accordo firmato tra CSA e canale libanese e a spingere, attraverso la legge del 2004, a eliminare al-Manar dalle tv satellitari europee. L’urgenza di adattare il diritto alle necessità di immunizzarsi dal “veleno al- Manar” è intimamente quindi legata alla politicizzazione del caso e alla pregnanza delle questioni sociali del momento.

La pericolosità di al-Manar è data dal potere che gli viene attribuito di contribuire a islamizzare le periferie francesi e “incitare all’odio razziale” e a spingere verso un nuovo antisemitismo.

In un paese in cui la lotta mediatica è così accesa e dove ogni informazione deve incontrare il consenso della comunità internazionale per essere trasmessa, è possibile parlare di libertà?

L’ UNIFIL impegnato in operazione di peace keeping lavora per il mantenimento della pace in una regione che, in realtà, non riesce ad amministrare da sé neanche la politica dell’informazione.

Di certo le operazioni ONU in Libano non hanno potuto evitare la consegna di missili Scud da parte della Siria a Hizbullah, né riescono a impedire le incursioni nello spazio dell’area libanese da parte dell’esercito di Israele che continua a sorvolare quotidianamente il paese violando la risoluzione 1701.

Le dichiarazioni del portavoce dell’UNIFIL, Niraj Singh denunciano alla comunità e alle organizzazioni internazionali le violazioni di Israele e si è più volte dichiarato preoccupato per il crescendo delle esortazioni ai combattimenti e per la ripresa delle battaglie. Nonostante queste denuncie, la comunità internazionale continua a mostrare la propria fiducia nei riguardi di questa missione. La popolazione libanese dichiara di sentirsi più sicura, la Lega Araba non si vede esclusa dai giochi e il mondo occidentale continua a sentirsi protagonista delle “soluzioni di pace”.

Se tutto questo portasse a una soluzione duratura del conflitto, si potrebbero accettare tali forme di intromissione ed egocentrismo; se al contrario è già noto agli attori coinvolti il fallimento della missione, sarà meglio scegliere un’altra soluzione che porti al coinvolgimento solo delle reali parti in causa: Hizbollah e Israele, tralasciando nei dialoghi diplomatici le influenze delle lobby che fino a ora hanno gestito queste trattative.. Non importa dunque chi vinca, l’importante è che non rimanga deluso chi nella pace e nella terra dei cedri crede.

B.A.

 

Annunci
Categorie:Senza categoria
  1. Non c'è ancora nessun commento.
  1. No trackbacks yet.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: