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Una giornata di attese..e una patata!

Come consigliato dai medici di Uno Mattina, per iniziare la giornata con la giusta carica bevo una super centrifuga di 6 carote, 1 mela e 1 arancia, il tutto mescolato con 1 cucchiaino di miele. Dopo questa miscela sei wonderwoman, non prendi i mezzi ma voli, comprendi gli altri ancora prima che abbiano parlato, sei molto sveglia, forse anche troppo.

L’attesa per l’autobus. La domanda è: “arriva ed è pieno o non arriva proprio?”.  Arriva.

Entro, anzi, provo ad entrare e mi urlano: “Eii non vedi che non c’entriamo? Aspetta il prossimo!”. Ok, posto c’era ma aspetto il prossimo.

Finalmente un altro autobus. Wow! E’ vuoto. Sbraccio come una matta, l’autobus si ferma e l’autista mi dice: “E’ rotto, lo sto portando al deposito”. “Ma il prossimo tra quanto passa?” e lui: “alle 7.45 signora”.

L’attesa a lavoro. Ore 11.30,  la mia capa ancora non c’è, io sono già a lavoro. Mi squilla e la richiamo, mi dice che è nel parcheggio ma dopo circa 20 minuti ancora non c’è. Altro squillo, richiamo e mi dice: “ Guarda tutte a me capitano stamattina, c’è un traffico incredibile, mi tocca fare il giro (nel parcheggio?! ), ti dispiace se lavoriamo a telefono?”. E vai con la prima mail, la seconda, nel frattempo ti racconta la sua vita, i litigi con il marito, i problemi con i figli, e poi vai con la terza, quarta, quinta mail. Alla fine ti dice: “ Sai, oggi pomeriggio ho un appuntamento (che scoprirai essere con il parrucchiere), rimani tu qui fino alle 17?”

Dopo aver riattaccato, mi squilla, richiamo, 5 mail, attacco, mi squilla, richiamo e altre mail; decido di non rispondere più al telefono finchè la S.V. non decida di venire a lavoro.

Vado al bar a prendere un caffè, contenta della mia strafottenza ma preoccupata per la mia poca diplomazia.

Torno in stanza un po’ in fretta, squilla il cellulare, un privato. Avrà imparato a fare #31# ?

Rispondo o non rispondo? E’ lei o non è lei?

Rispondo. E’ un uomo, dalla voce sembra giovane,  mi dice di avere una proposta di lavoro per me. Esco dalla stanza per sentire meglio, capisco poco,  mi dice che ha ricevuto il mio cv tramite amici comuni e che vuole incontrarmi nel pomeriggio. Segno orario e luogo.

In attesa dell’incontro. Vado all’ appuntamento e seguo le istruzioni: “Sono a un meeting, appena finisco la chiamo”. Aspetto, passeggio, fumo, bevo un caffè. Vola via la prima mezz’ora. Chiamo qualche amica ma voglio lasciare il telefono libero. Vado su e giù, guardo tutto, persino la vetrina di un gelataio. Passa la seconda mezz’ora, poi un’ora, poi due. Squilla il telefono. E’ lui: “Mi spiace sto perdendo l’aereo, facciamo un’altra volta?” Eh! che dire: no? Si mi dispiace? Ok, next time..

Annoiata incontro un’amica, una di quelle persone che solo a guardarle già ti mettono di buon umore. Le racconto la mia giornata. Si arrabbia più di me, e io comincio già a sentirmi meglio.  Sembra che i miei sfoghi abbiano fatto da apripista anche ai suoi. Racconta la sua giornata, la sua settimana, e insieme, dietro qualche nervosa risata,  esorcizziamo la nostra tensione. Mi abbraccia e quando le chiedo: “Ce la faremo?”, lei mi risponde: “Ce m’si’cem?” Capisco che il suo è un si!

La metro arriva appena obliteriamo il biglietto, il solito tabacchino super affollato è vuoto e l’indiano che vende l’acqua impiega solo 40 secondi per darmi il resto delle 20. Incredibile!

Ora che sto meglio devo ricaricarmi del tutto, penso. Domani mi aspetta un’altra giornata (di attese?!), questa boccata di ossigeno mi farà bene.

“Mangiamo una patata assieme?”, chiedo alla mia amica. Accetta. La fila è veloce, non c’è attesa. Si continua a ridere e a prendersi in giro. Ordiniamo e in men che non si dica il piatto è pronto. Ci sediamo, e davanti una mega patata farcita di speck, crema ai funghi e dio solo sa che altro, si sancisce un patto, quello tra amiche.

Sembra che le attese per oggi siano termintate..

B.A.

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  1. patrizia
    19 aprile 2011 alle 15:12

    ……..sembra la scena di un film dinamico, profondo e leggero nel contempo che irride la realtà ma ne subisce il peso.

  2. lorenzo
    3 maggio 2011 alle 16:25

    La patata sembra essere un ottimo lieto fine e se il posto è Kalapà, senz’altro la serata avrà preso un’ottima piega! Siamo in molti a trascorrere serate come queste, che delle volte terminano davanti a una birra con amici.
    Lunghe giornate di attesa sono quelle che snervano di più 🙂

    Complimenti per il blog!

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