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Ammissione di colpa della Shell

(NTNN) – La multinazionale petrolifera Shell ha ammesso la propria responsabilità in due incidenti che nel 2008 e nel 2009 causarono un’enorme fuoriuscita di petrolio che devastò una comunità nigeriana di 69mila abitanti. Ora dovrà pagare centinaia di milioni di dollari di rimborso, ma ci vorranno almeno 20 anni per risanare i danni ambientali. Gli esperti che hanno studiato le fuoriuscite nei pressi della comunità di Bodo, nel territorio del Delta del Niger occupato dal popolo ogoni, hanno detto potrebbe trattarsi di un disastro peggiore di quello della petroliera Exxon Valdez che nel 1989 riversò nel mare dell’Alaska 41 milioni di litri di petrolio, considerato il peggiore della storia prima di quello della Bp nel Golfo del Messico lo scorso anno.

Il greggio fuoriuscito inavvertitamente dagli oleodotti della multinazionale anglo-olandese in due occasioni diverse, a pochi mesi l’una dall’altra, ha devastato 20 chilometri quadrati di terra ricca di corsi di acqua da cui dipende la sussistenza della comunità di Bodo e di altri 30 insediamenti. Le popolazioni locali hanno intentato causa contro la Shell, accusata di non avere fatto nulla per ripulire il territorio e di avere tentato di compensare le comunità con un risarcimento pari a 4.000 euro, 50 sacchi di riso, 50 di fagioli e qualche confezione di zucchero, pomodori e olio di arachidi, una proposta considerata “offensiva, provocatoria e misera”.

L’ammissione di colpa della Shell è arrivata alla vigilia della pubblicazione di un rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (Unep), presentato oggi al presidente nigeriano Goodluck Jonathan. Lo studio, tanto atteso quanto controverso, essendo finanziato dalla stessa Shell, contiene dati che confermerebbero che i danni ambientali causati dallo sfruttamento del petrolio nel territorio del popolo ogoni sono più gravi di quanto si credesse.

Sono molte altre le comunità messe in ginocchio dalle attività estrattive nella zona che hanno trascinato in tribunale il gigante del petrolio. In media ci sono tre fuoriuscite di greggio al giorno negli impianti della Shell e delle altre compagnie che lavorano nella zona. La Shell ha sempre accusato i gruppi armati che lottano in nome di una più equa distribuzione dei profitti dell’oro nero di avere causato i danni. Tra questi il più importante è il Mend (Movimento per l’Emancipazione del Delta del Niger) che denuncia lo sfruttamento delle popolazioni della regione e l’inquinamento ambientale causato dall’estrazione del petrolio. Dal 2006 gruppi armati hanno regolarmente attaccato gli impianti delle compagnie petrolifere che operano nella regione e hanno rapito i loro lavoratori.

Le attività di estrazione del greggio, cominciate nel 1956, hanno provocato l’inquinamento del bacino idrico e dei terreni attorno al Delta del Niger e hanno distrutto le coltivazioni che garantivano la sussistenza delle popolazioni indigene. Le comunità locali chiedono la bonifica dei corsi d’acqua e del territorio, un’equa distribuzione dei proventi del petrolio e il risarcimento dei danni. La lotta tra ribelli, appoggiati dalla popolazione, e il governo nigeriano ha provocato migliaia di morti, molti dei quali tra i civili.

La Shell è stata anche accusata di complicità con il regime militare dell’ex presidente Sani Abachi nell’omicidio dello scrittore ed ecologista nigeriano Ken Saro-Wiwa, ucciso nel 1995 insieme ad altri esponenti del Mosop (Movimento per la Sopravvivenza del Popolo Ogoni). Per evitare il processo, la compagnia ha patteggiato un risarcimento di 15,5 milioni di dollari (quasi 12 milioni di euro). (NTNN)

 

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  1. 11 novembre 2014 alle 08:09

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