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Israele. Via libera a nuovi insediamenti

(NTNN) – Pressato dalla mobilitazione che da metà luglio ha portato in piazza decine di migliaia di persone, il governo israeliano sembra intenzionato a seguire la strada della costruzione di nuovi insediamenti per coloni ebrei, nonostante le critiche dei gruppi internazionali per la difesa dei diritti umani. Il ministro dell’Interno israeliano, Eli Yishai, ha dato il via libera alla realizzazione di 1.600 nuovi appartamenti per famiglie ebree nell’insediamento di Ramat Shlomo, a Gerusalemme Est, cui ne seguiranno altri 2.700 che saranno approvati nei prossimi giorni.

Il portavoce del ministero, Roei Lachmanovich, ha però assicurato che la decisione non ha un carattere “politico”, ma prettamente “economico”. È dunque la risposta al malcontento dei cosiddetti ‘indignati israeliani’ che, sul modello della protesta che da mesi scuote la Spagna, chiedono al governo riforme per risolvere il problema dell’aumento del carovita e del costo degli alloggi. “Le unità sono state approvate perché qui in Israele c’è una crisi economica”, ha spiegato Lachmanovich. Ma la soluzione del governo di Benjamin Netanyahu potrebbe sollevare più di una critica, soprattutto dal momento che segue di una settimana la decisione di edificare 930 nuove abitazioni nell’insediamento di Har Homa, dove abitano già oltre 9.000 coloni, uno dei più grandi e controversi insediamenti ebraici a Gerusalemme Est.

Inoltre la questione degli insediamenti a Ramat Shlomo è già stata al centro di una disputa diplomatica con gli alleati di Washington iniziata a marzo del 2010, quando il vicepresidente degli Stati Uniti, Joe Biden, in visita ufficiale per spianare la strada a nuovi negoziati tra israeliani e palestinesi, condannò il nuovo piano abitativo, presentato proprio in prossimità dei colloqui. In quella occasione il segretario dell’Onu, Ban Ki-moon rilasciò una dichiarazione nella quale ribadì che “in base al diritto internazionale, gli insediamenti sono illegali”, mentre l’Autorità Nazionale Palestinese accusò Israele di non volersi impegnare nel rilancio del processo di pace.

Sul fronte interno, continua la protesta degli indignati israeliani che da quasi un mese occupano il centro di diverse città del Paese con le loro tende, diventate il simbolo della difficoltà di comprare o affittare appartamenti. Le autorità municipali di Tel Aviv, Holon e Ramat Gan hanno cominciato a sgomberare alcuni accampamenti. A Holon i residenti del campo hanno bruciato pneumatici e hanno bloccato alcune strade in segno di resistenza, mentre a Tel Aviv, Haifa e Be’er Sheva i dimostranti hanno organizzato marce di protesta. Una nuova mobilitazione nazionale è prevista per sabato. Gli indignati sono medici, genitori, studenti, agricoltori, insegnanti, autisti esasperati dall’aumento del costo della vita e dalla diminuzione dei salari, che chiedono migliori condizioni nella sanità pubblica e agevolazioni per mettere su famiglia e crescere i figli. (NTNN)

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