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Siria. L’Onu invia missione umanitaria

(NTNN) – E’ previsto per sabato l’arrivo a Damasco di una missione umanitaria delle Nazioni Unite per fare una stima del numero di sfollati, la loro dislocazione geografica nel Paese e le loro necessità primarie. Dopo aver ascoltato il rapporto della commissione per i Diritti umani, il Consiglio di Sicurezza ha affidato a Londra, Parigi, Lisbona e Berlino il compito di preparare una bozza di risoluzione che preveda sanzioni più dure contro il regime di Damasco. L’ambasciatore siriano all’Onu, Bashar Ja’afari, ha assicurato la cessazione di tutte le operazioni militari contro i manifestanti e ha accusato Washington di condurre, con alcuni Paesi membri del Consiglio di Sicurezza, una guerra diplomatica e umanitaria contro Damasco.

Gli osservatori dell’Onu hanno parlato di “attacchi estesi e sistematici contro la popolazione civile, taii da essere considerati crimini contro l’umanità”. E’ quanto emerge dal rapporto sulla crisi siriana che l’alto commissario delle Nazioni Unite per i Diritti umani, Navi Pilay, ha sottoposto al Consiglio di Sicurezza.  Il documento di ventidue pagine è il frutto di indagini condotte tra il 15 marzo e il 15 luglio nel Paese mediorientale da tredici esperti di questioni umanitarie, diritto penale e medicina legale, inviati dall’ex magistrato sudafricano. Poiché finora il regime di Assad non ha consentito indagini indipendenti, la relazione si basa su 180 testimonianze raccolte in Siria e all’estero e sui referti medici negli ospedali o nei campi profughi. Pillay ha chiesto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu di investire della questione la Cote penale internazionale affinché apra un fascicolo a carico del regime di Damasco.

Un’esplicita richiesta di dimissioni per il presidente Assad è arrivata da Germania, Gran Bretagna, Francia e Usa e fonti della Casa Bianca dicono che è già pronto un decreto per infliggere nuove sanzioni contro il regime. Mosca è contraria alle richieste di dimissioni del presidente siriano, ha detto il ministro degli Esteri russo, perché “è necessario dare tempo al presidente Assad di realizzare tutte le riforme annunciate”. (NTNN)

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