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Siria. Clinton: “Se armiamo i ribelli siriani sosterremo al Qaeda e Hamas?”

Il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, in un’intervista alla Cbs ha detto di essere contraria ad armare i ribelli siriani, dopo il sostegno espresso da al Qaeda e Hamas agli oppositori al regime di Bashar al Assad durante l’incontro a Tunisi degli ‘Amici della Siria’. Gli Stati Uniti temono che le dimissioni del presidente siriano possano cambiare radicalmente l’assetto geopolitico della zona, a svantaggio dell’occidente.

Il gruppo ‘Amici della Siria’- che comprende almeno 60 paesi- ha deciso di inasprire le misure contro il governo di Damasco e di procedere a un’interdizione dei viaggi di esponenti del regime, al congelamento dei loro beni, al blocco degli acquisti di idrocarburi siriani e alla riduzione dei legami diplomatici con il regime siriano. Inoltre è stata anche appoggiata la proposta della Lega Araba di dispiegare un contingente di peacekeeping, composto da forze arabe e caschi blu dell’Onu, e di riconoscere il Consiglio Nazionale siriano (Cns) come ‘rappresentante legittimo dei siriani’.

La proposta di sostenere militarmente l’opposizione è stata avanzata principalmente da Arabia Saudita e Qatar che si sono detti d’accordo a rafforzare le sanzioni contro Damasco, ma hanno ribadito che l’unica soluzione alla crisi siriana sono è rimuovere il presidente dalla guida del Paese. Una proposta diversa è stata avanzata invece dal nuovo presidente tunisino Moncef Marzouki, che ha sostenuto l’idea dello dispiegamento di forze di peacekeeping avanzata dalla Lega Araba, ma con la garanzia dell’immunità giudiziaria estesa a tutta la famiglia Assad.  L’Europa sceglie invece la tattica dell’isolamento e proprio ieri sono state accordate nuove sanzioni al regime siriano: congelamento dei beni della banca centrale di Damasco, il divieto di ingresso nell’Unione Europea a 150 persone e l’accesso ai voli commerciali di provenienza siriana.

Se da un lato le potenze mondiali tentano di fermare la guerra civile in Siria, dall’altro il ministro dell’interno siriano, Ibrahim al Shaar, ha fatto sapere che il referendum per la nuova Costituzione ha ricevuto l’89,4% dei voti, con un’affluenza di quasi il 60% degli aventi diritto. Il punto decisivo della nuova Carta è l’articolo 8 che garantisce il pluralismo partitico e mette fine al monopolio del partito Baath. Il presidente è eleggibile per un massimo di due turni di sette anni l’uno che inizieranno al termine del mandato di Assad nel 2012. L’articolo 60 stabilisce invece che la metà dei parlamentari dovrà essere composta da ‘lavoratori e contadini’ -principali sostenitori dell’economia agricola- al posto della media industria.

Barbara Alvino

Questo articolo puoi trovarlo anche su Dgtvonline

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