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Siria. A distanza di un anno dall’inizio delle proteste, attese manifestazioni nelle piazze del mondo

Era marzo di un anno fa quando il movimento di protesta contro i regimi dittatoriali partito dall’Egitto -in piazza Tahrir- sbarcò in Siria. Nessuno credeva che le timide manifestazioni contro il governo di Bashar al Assad, organizzate qua e là in zone periferiche del paese, portassero alla morte di almeno 7.500 persone e che gettassero la Siria in una vera e propria guerra civile. La città sunnita di Hama è stata una delle città siriane che dall’inizio delle rivolte ha dato più filo da torcere ai militari. Ex roccaforte della fratellanza musulmana, nel 1982 Hama insorse contro il potere dittatoriale dell’ex presidente Hafez  -padre di Bashar- in reazione a una serie di arresti di attivisti fondamentalisti; la rivolta portò alla morte di almeno 30mila persone.  “Ciò che è accaduto ad Hama, ora è finito”, così Hafez commentò al Times l’assedio. Ma trent’anni dopo,  gli scontri sono tornati ad accendersi e la conservatrice città di Hama è tornata a manifestare contro l’unilateralismo del governo siriano, con particolare riferimento al partito baathista che comprende tra le sue fila la minoranza alawita, accusata dalla controparte di Apostasia. A seguire, le città di Homs, Deir el Zour, Latakia, Dar’a sono insorte, trascinando per le strade centinaia di persone che unite al grido “libertà per la Siria” hanno chiesto le dimissioni del presidente. La diplomazia internazionale oltre le sanzioni, il congelamento dei fondi, l’interdizione dei viaggi ai membri della famiglia e il blocco degli acquisti di idrocarburi non è riuscita a fare altro.

Da Damasco arrivano notizie del ritrovamento di fosse comuni nella città di Homs. “Ritorsioni del regime”, dice il Consiglio nazionale siriano che chiede al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di riunirsi d’urgenza. Ma le polemiche circa la veridicità delle notizie sul massacro in Siria non si placano. La scoperta dell’australiana Abc ha dimostrato con un reportage che il video fornito dall’Osservatorio per i diritti umani -principale fonte di tutte le notizie delle rivolte in Siria-  e pubblicato dalla Reuters e dalle televisioni di tutto il mondo era un falso.  Il filmato che riprendeva militari dell’esercito siriano mentre maltrattavano e torturavano gli oppositori sarebbe stato girato a Beirut nel 2008 e i soldati erano libanesi. Dopo le scuse ufficiali della Reuters sorge un dubbio: cosa sta accadendo in Siria e chi c’è dietro l’Osservatorio per i diritti umani?

Come è stato riportato dalla ‘Syrian free press’ l’uomo dietro l’osservatorio è Osama Ali Suleiman che da solo raccoglie tutte le informazioni da più di 50 città siriane.  Strano, ma vero. In assenza di giornalisti sul posto, l’unica fonte è questa: un uomo che dal suo ufficio di Londra diffonde le notizie delle rivolte. Secondo alcuni cittadini siriani che assistono da un anno agli scontri tra militari e forze di opposizione , tra i ribelli si nascondono mercenari pagati e armati per uccidere i civili, per destabilizzare il governo di Damasco e per giustificare un eventuale intervento dei caschi blu dell’Onu.

Nel frattempo, la popolazione si organizza e chiama il mondo a raccolta in occasione dell’anniversario delle prime manifestazioni di protesta in Siria. Si scenderà in piazza nei prossimi 15, 16 e 17 marzo per manifestare in sostegno del popolo siriano e la campagna è stata presentata in un video. Alcuni attivisti hanno anche creato una pagina dell’evento su Facebook in cui si esorta  i cittadini di tutto il mondo a partecipare. Tra le città coinvolte:  Washington, San Francisco e Chicago negli Usa; Toronto, Ottawa, Calgary e Montreal in Canada; Londra in Gran Bretagna; Ginevra e Zurigo in Svizzera; Seine e Parigi in Francia; Bergen in Norvegia; Monaco in Germania; Nuova Zelanda in Australia.

Questo articolo puoi anche trovarlo su Dgtvonline

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  1. patrizia
    19 marzo 2012 alle 17:44

    mi domando perchè il Presidente siriano non faccia entrare giornalisti di tutto il mondo a Damasco.Meno notizie ufficiali ci sono sempre più i dubbi aumentano.

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