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Giordania. No legge 308: “Sposa il tuo stupratore per salvarlo dalla pena di morte”

Era marzo di quest’anno quando Amina Fali, una marocchina di 16 anni, si è suicidata dopo essere stata costretta dalla famiglia a sposare il suo violentatore. Dopo l’appello lanciato online dalle donne marocchine con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica e di coinvolgere tutte coloro che subiscono gli stessi abusi, i cittadini giordani si sono uniti in un coro di protesta. L’ultimo è il caso di una giovane 15enne costretta dalla famiglia a sposare il suo stupratore , salvandolo così dalla pena di morte. E’ la legge 308 del codice penale giordano a consentirlo: “Se lo stupratore accetta di sposare la sua vittima, è salvo”. Una violazione dei diritti umani che rischia di riportare indietro di secoli il paese, consentendo agli stupratori di farla franca e di continuare ad abusare delle loro vittime anche durante il matrimonio.

Con l’hashtag #جريمة308 (#Crime308) gli utenti Twitter e Facebook, giordani e non, hanno dato il via alla campagna di sensibilizzazione nel tentativo di portare il caso a conoscenza della comunità internazionale e di guadagnare consensi per l’abrogazione della legge attraverso il raggiungimento di 20mila firme. Con la petizione, i cittadini giordani chiedono che il reato di stupro sia esteso anche agli uomini che subiscono violenza e che siano punite tutte quelle forme che un atto sessuale imposto può avere. I sostenitori della campagna #Crime308 hanno scritto in homepage: “Ci opponiamo a una normativa che prevede una riduzione di pena per i criminali e legalizza il disinteresse verso i diritti delle vittime e della società stessa”.

Per @abdashhab: il crimine 308 è “l’arte di distruggere l’onore e il futuro di una donna, così come la dignità della sua famiglia. Si inizia con il calpestare la società e si finisce con il liberare il criminale”. Anche il direttore esecutivo del Centro giordano per il Gratuito Patrocinio, -dietro l’account @hadilaziz– ha scritto: “Non lasceremo che le vittime siano punite e gli stupratori siano liberi. Cambieremo il codice penale”;@Raffoul ha scritto: “la 308 affronta i problemi del dopo-stupro, cominciamo a prevenire questo atto inasprendo le pene”.

La campagna contro l’articolo 308 è riuscita in poco tempo ad attirare l’attenzione dei media e a raccogliere oltre 2mila firme. C’è ancora tanto da fare e in rete c’è chi invoca l’intervento della regina Rania, da sempre attiva nel sociale, ma forse più vicina ai problemi del resto del mondo che del suo paese.

Barbara Alvino

Questo articolo puoi trovarlo anche su LiberoReporter e WildItaly

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