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Archive for the ‘Iran’ Category

Iran. Fumettista salvato dalle frustate

La campagna dei fumettisti iraniani è stata un successo. I disegnatori persiani si erano schierati con Mahmoud Shokraye colpevole di aver pubblicato -sul giornale Amir Nameh– la caricatura di un ex esponente del Parlamento iraniano, Ahmad Lotfi Ashtyani.  Il fumettista era stato condannato a 25 frustrate, ma l’eco internazionale del caso ha convinto il conservatore Ashtyani a ritirare la denuncia.

In supporto a Shokraye, centinaia di fumettisti avevano pubblicato vignette sulla vicenda. Mana Neyestani, famosa disegnatrice iraniana, anche lei vittima della censure del regime di Mahmoud Ahmadinejad, aveva pubblicato su Mardomak.org una vignetta che ritraeva un brutale Lotfi Ashtyani che schiaccia con il piede Shokraye, mentre impugna ancora una matita. Vahid Nikgo invece ha scelto di ritrarre il politico iraniano che davanti allo specchio parla con la sua immagine riflessa: “Quando ti porterò davanti alla corte e sarai condannato alle frustrate, imparerai che non devi mostrarmi così”.

Barbara Alvino

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Gli arabi odiano le donne? Secondo un’attivista egiziana, si!

Le donne arabe hanno abboccato all’amo. L’esca era l’articolo di Mona Eltahawy, giornalista egiziana e attivista per i diritti umani, pubblicato su Foreign Policy nell’edizione dedicata alla sessualità e intitolato  “Perché gli uomini ci odiano?”. Alla richiesta avanzata da Eltahawy ai lettori di ammettere che gli uomini nel mondo arabo odiano le donne e che ad alimentare le violenze sia un mix tossico di cultura e religione, si è acceso il dibattito su Twitter. Molti i messaggi di apprezzamento dell’articolo: @moniaahmed “brillante”; @TheRobinMorgan “La maggior parte degli uomini nelle società patriarcali odiano le donne. Siamo bellissime quando siamo arrabbiate. Hai il mio supporto”; @elledahoneymoon “Sono fiera della tua forza, del tuo coraggio e della tua saggezza”. Ma molti altri quelli critici: @Thomas Sorlie “Se odi gli uomini come alcuni uomini odiano le donne, qual è la differenza? L’odio è odio. La maggior parte degli uomini in realtà amano”; @iranGBT “Mi ero chiesto quale fosse l’origine del tuo accento britannico. Ora lo so. Te l’ha dato la regina! Colonialista!”

Anche la scelta dell’immagine che accompagna l’articolo ha destato polemiche. Una donna nuda
dipinta di  nero, come a riproporre il burqa che lascia scoperti solo gli occhi, ha suscitato l’indignazione di alcune giornaliste arabe. La copertina “degrada e insulta ogni donna che indossi o abbia indossato il niqab.. e riduce a oggetto esotico e misterioso le donne arabe”, ha scritto Sama Errazouki che ha accusato Mona Eltahawy di non parlare a nome delle donne arabe. Anche la giornalista Nesrine Malik ha criticato l’autrice dell’articolo per aver ridotto il problema dell’odio contro le donne a una questione di genere: “Se le manifestanti egiziane arrestate sono state sottoposte a test di verginità, i loro compagni maschi sono stati sodomizzati”.

Per la maggior parte delle donne che sono intervenute nel dibattito, l’articolo di Mona Eltahawy è per lo più un appello ai lettori occidentali chiamati a salvare le donne arabe ridotte allo stereotipo “velo e imene”. Leila Ahmed, scrittrice e docente ad Harvard, fa presente che molte delle donne che hanno combattuto per i diritti umani al fianco degli uomini indossavano il velo come impegno verso l’Islam e che le “femministe di ogni religione hanno sempre dibattuto fieramente sulle ragioni chiave dell’oppressione delle donne”. Non resta che capire se il problema sia il razzismo, l’imperialismo, l’oppressione di classe, l’ignoranza o un mix di tutte queste ragioni?

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Barbara Alvino

Campagna israeliana su Facebook. Il motto: “Iraniani vi amiamo”

22 marzo 2012 9 commenti

La campagna israeliana “Iraniani vi amiamo, non bombarderemo il vostro paese”, partita dai due grafici Roni Edri e Michael Tamir,  ha raggiunto lo scopo prefissato: il messaggio è giunto a destinazione. Sono stati centinaia gli utenti iraniani che hanno condiviso su Facebook il post e il logo: “Non vi bombarderemo mai. Noi vi amiamo” e hanno risposto al messaggio d’amore. L’intenzione, ha spiegato uno degli ideatori della campagna, è superare lo scontro politico che vede fronteggiarsi i due Stati, ma non i due popoli.

Roni da Tel Aviv ha scritto: “A tutti i padri, le madri, i bambini, i fratelli e le sorelle. Se ci deve essere una guerra tra noi, dapprima dobbiamo aver paura l’uno dell’altro e poi dobbiamo odiarci. Ma io non vi temo, né vi odio. Neanche vi conosco. Nessun iraniano mi ha mai fatto del male, anzi non l’ho mai neanche incontrato un iraniano (..) soltanto uno, in un museo a Parigi. Un altro l’ho visto qualche volta in tv e parlava della guerra, ma non credo che parlasse a nome del popolo iraniano. Allo stesso modo, se vedi qualcuno in Tv che parla di guerra e di bombardamenti, sii certo che non rappresenta la popolazione israeliana”.

Immediata la risposta di un’iraniana: “Ho appena letto il tuo bellissimo messaggio sui miei concittadini. Mi ha scaldato il cuore e mi ha fatto venire le lacrime agli occhi. Voglio dirti che noi iraniani pensiamo lo stesso, vogliamo solo la pace. Noi odiamo la guerra e i massacri, siamo parte di un solo corpo (…). Mi sono sempre chiesta se voi ragazzi israeliani odiate noi iraniani perché sono sicura che il vero volto dell’Iran non vi sia stato mostrato. L’unica cosa che ci importa è il vostro gran cuore, non la cultura (..), religione o il vostro paese di appartenenza.

Laddove l’arte della diplomazia non ha raggiunto alcun obiettivo, se non quello di inasprire i rapporti tra i due paesi, i giovani sono riusciti con i pochi, ma efficienti mezzi a loro disposizione, a dialogare e a trovare un punto di intesa. Quel volto della popolazione che non è mai stato mostrato all’altro, si diffonde adesso attraverso Facebook sfidando le ripercussioni dei relativi governi. Mentre Israele e Iran si contendono gli interessi geopolitici del Medio Oriente, i due popoli si uniscono e alzano bandiera bianca.

Barbara Alvino

Iran. Un’altra giornalista arrestata, la prima del 2012

19 gennaio 2012 1 commento

Mentre Wikipedia è sul piede di guerra contro i disegni di legge Sopa –Stop Online Piracy Act– e Pipe -Protect IP Act –  che minacciano la libertà di internet, in Iran la libertà di espressione è ancora un miraggio. Si chiama Parastoo Dokouhaki la blogger , giornalista e attivista arrestata dal governo di Teheran, la prima dall’inizio dell’anno. La donna, che aveva osato sfidare il regime dalle pagine del suo blog  ‘ Zan-Nevesht’ – anche in versione inglese ‘The Remains of the day’- è stata accusata di attività contro la sicurezza nazionale iraniana. Stessa accusa anche per un’altra vittima del regime di Mahmud Ahmadinejad. E’ Mohammad Sadegh Arash Honarvar Shojayi, insegnante della scuola religiosa di Qom, che aveva più volte rivendicato un ruolo civile del clero, piuttosto che politico, e aveva denunciato violazione dei diritti umani. L’ecclesiastico aveva osato criticare la dottrina del ‘Velayat faqih’ –la tutela del giurisperito- secondo cui il giurista musulmano ha il compito di sovrintendere a ogni azione del Parlamento così da scongiurare il pericolo di una cattiva interpretazione della legge islamica.

L’accusa da parte del governo di Teheran fu di spionaggio e collaborazione con l’ambasciata tedesca a Teheran finalizzata a una europeizzazione dell’Islam, di opposizione alle basi teologiche islamiche e di attività contro la sicurezza nazionale e lo scorso ottobre Honarvar Shojayi fu condannato a quattro anni di prigione, 500 frustate e 8mila dollari di multa. Dopo lo sciopero della fame che aveva portato al suo rilascio a causa delle sue cagionevoli condizioni di salute, l’insegnante della scuola di Qom è stato nuovamente arrestato. Centinaia i contatti sulla sua pagina FacebookTwitter e sul suo blog.

Barbara Alvino

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L’Iran accusa Israele dell’omicidio di Mustafa Ahmadi

13 gennaio 2012 1 commento

C’è il governo israeliano dietro l’attacco dinamitardo che ha portato alla morte di Mustafa Ahmadi Roshan, professore iraniano che lavorava al sito di arricchimento nucleare di Natanz, nella centrale provincia di Isfahan. E’ questa l’accusa del vice governatore della provincia di Teheran, Safr Ali Baratloo, secondo il quale la bomba magnetica piazzata sull’auto della vittima era dello stesso tipo di quelle usate in passato per gli omicidi di altri scienziati. Secondo l’agenzia di stampa iraniana ‘Fars’, Mustafa Ahmadi Roshan era vice responsabile del dipartimento commerciale dell’impianto nucleare e si occupava di unprogetto per la produzione di membrane in polimeri per la separazione dei gas”.

Quello di oggi è solo l’ultimo di una lunga serie di attentati. Erail mese di luglio quando il fisico nuclearista Daryoush Rezaie fu ucciso da sconosciuti in motocicletta. Un precedente episodio risale a novembre 2010quando fu fatta esplodere l’auto di due responsabili del programma nucleare iraniano Majid Shahriari e Ferydoun Abbassu Davani. Soltanto il secondo si salvò e, da febbraio, è a capo dell’Agenzia atomica iraniana. Altro omicidio il 12 gennaio 2010 quando lo scienziato nucleare Masoud Ali Mohammadi fu ucciso dall’esplosione di un motocicletta.
E’ prevista per oggi a Teheran la riunione della Commissione per la Sicurezza nazionale e la Politica estera del Parlamento e intanto centinaia di studenti si sono dati appuntamento in piazza per manifestare contro l’attentato e confermare il proprio sostegno alla Guida Suprema, l’Ayatollah Khamenei.

Barbara Alvino

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