Mauritane escluse dalle presidenziali. “Potete candidarvi, ma non vincere”

Potete candidarvi, ma non vincere. E’ questo il senso dell’ultima fatwa -sentenza islamica- emessa dal consigliere del presidente Mohamed Ould Abdel Aziz che ha fatto indignare le mauritane. “Le donne possono concorrere alle presidenziali nella misura in cui non hanno possibilità di vincere. Possono farlo per divertimento” ha detto lo studioso islamico Aslamo Ould Sidi al Mustafa.

L’Associazione delle donne capo-famiglie, che da anni si batte contro la violazione dei diritti umani in Mauritania, condanna la fatwa e assicura battaglia. Secondo l’associazione, questa fatwa è allarmante, contraddittoria e anticostituzionale. Per la Carta mauritana tutti i cittadini sono uguali e hanno gli stessi diritti.

“Le donne non possono ricoprire importanti ruoli nella società e il loro ingresso in politica è ostacolato da un gruppetto di decision-maker che blocca ogni tentativo”. La fatwa assesta un brutto colpo a quelle donne che speravano di poter partecipare più attivamente alla politica del paese, soltanto pochi mesi fa era stata approvata una norma che assegnava il 20% delle quote rosa all’interno di ogni lista elettorale dei partiti.

La repubblica islamica mauritana indica l’Islam come unica religione di Stato. Sono proibite la diffusione di materiale non islamico, ma ne è consentito l’uso privato. La fatwa è la risposta fornita a un giudice (qadi) su un dato quesito da un esperto di religione (faqih) che indica la linea da perseguire in campo civile e penale. E’ considerata un parere, quindi non ne consegue l’obbligo di applicazione. Questo può provocare l’emissione di fatwa discordanti tra loro che non desta preoccupazione tra i musulmani che si rifanno a un hadith di Mohammad: “la disparità di giudizi è una benedizione per la Umma islamica”.

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Giordania. No legge 308: “Sposa il tuo stupratore per salvarlo dalla pena di morte”

Era marzo di quest’anno quando Amina Fali, una marocchina di 16 anni, si è suicidata dopo essere stata costretta dalla famiglia a sposare il suo violentatore. Dopo l’appello lanciato online dalle donne marocchine con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica e di coinvolgere tutte coloro che subiscono gli stessi abusi, i cittadini giordani si sono uniti in un coro di protesta. L’ultimo è il caso di una giovane 15enne costretta dalla famiglia a sposare il suo stupratore , salvandolo così dalla pena di morte. E’ la legge 308 del codice penale giordano a consentirlo: “Se lo stupratore accetta di sposare la sua vittima, è salvo”. Una violazione dei diritti umani che rischia di riportare indietro di secoli il paese, consentendo agli stupratori di farla franca e di continuare ad abusare delle loro vittime anche durante il matrimonio.

Con l’hashtag #جريمة308 (#Crime308) gli utenti Twitter e Facebook, giordani e non, hanno dato il via alla campagna di sensibilizzazione nel tentativo di portare il caso a conoscenza della comunità internazionale e di guadagnare consensi per l’abrogazione della legge attraverso il raggiungimento di 20mila firme. Con la petizione, i cittadini giordani chiedono che il reato di stupro sia esteso anche agli uomini che subiscono violenza e che siano punite tutte quelle forme che un atto sessuale imposto può avere. I sostenitori della campagna #Crime308 hanno scritto in homepage: “Ci opponiamo a una normativa che prevede una riduzione di pena per i criminali e legalizza il disinteresse verso i diritti delle vittime e della società stessa”.

Per @abdashhab: il crimine 308 è “l’arte di distruggere l’onore e il futuro di una donna, così come la dignità della sua famiglia. Si inizia con il calpestare la società e si finisce con il liberare il criminale”. Anche il direttore esecutivo del Centro giordano per il Gratuito Patrocinio, -dietro l’account @hadilaziz– ha scritto: “Non lasceremo che le vittime siano punite e gli stupratori siano liberi. Cambieremo il codice penale”;@Raffoul ha scritto: “la 308 affronta i problemi del dopo-stupro, cominciamo a prevenire questo atto inasprendo le pene”.

La campagna contro l’articolo 308 è riuscita in poco tempo ad attirare l’attenzione dei media e a raccogliere oltre 2mila firme. C’è ancora tanto da fare e in rete c’è chi invoca l’intervento della regina Rania, da sempre attiva nel sociale, ma forse più vicina ai problemi del resto del mondo che del suo paese.

Barbara Alvino

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Infografica Quanto Vale Facebook!Siamo tornati alla New Economy anni 90?

19 maggio 2012 34 commenti

Oggi il Social Media più noto sbarca in borsa con un valore di mercato totale di 104 miliardi di USD. Facebook oggi vale / capitalizza di più Amazon, McDonald’s, Eni, Starbucks ed il suo valore è superiore al Prodotto Interno Lordo (PIL o GDP) annuo di interi paesi come Bulgaria e Slovacchia! Scopri di più in questa infografica su Facebook….. (leggi su Ale Agostini)

Campagna #nodrone in Yemen

Non si ferma l’offensiva dell’esercito yemenita supportato dai droni Usa, gli aerei senza pilota, contro i miliziani di al Qaeda. Soltanto ieri sono morte 16 persone nella provincia di Abiyan, nel sudde llo Yemen, portando a trenta gli strike che negli ultimi tre anni hanno fattocirca 250 morti. Per alcuni attivisti  locali, questa ‘guerra dei droni’ è inutile perché alimenta il terrorismo e l’estremismo e fa strage di innocenti.

Era questo il motivo per cui l’amministrazione Obama, contraria all’implementazione di regole più blande nella gestione degli attacchi aerei, aveva chiesto alla Cia di limitarsi ad assassinare i militantiche minacciano di portare a termine attentati terroristici in territorio americano. La nuova strategia messa a punto dal direttore della Cia, DavidePetraeus, e parzialmente accolta da Obama, prevede la possibilità per i droni di colpire presunti militanti islamici di cui gli Usa non conoscono neanche l’identità, come già avviene nelle aree tribali del Pakistan.

Di recente Jeremy Scahill, giornalista investigativostatunitense, ha criticato l’uso degli aerei senza pilota in Yemen, Pakistan e in Somalia e in un documentario trasmesso da al Jazeera -America’s DangerousGame- ha chiesto agli Usa se, con le loro azioni, stavano creando più nemici diquanti ne uccidessero. Secondo l’ex ambasciatrice americana a Sana’a, Barbara Bodine, sull’uso dei droni Usa in Yemen non si registra una reazione così negativacome quella registrata in Pakistan”. Ma è evidente che alla diplomatic aamericana è sfuggito qualcosa.

Il 13 maggio –giorno in cui il consulenteantiterrorismo dell’amministrazione Obama, John O. Brennan, ha incontrato il presidente yemenita Abdu Rabbu Mansour Hadi- è stata lanciata una campagna su Twitter per condannare la guerra dei droni in Yemen. Scrivono con l’hashtag #nodrones ehanno chiesto a tutta la comunità internazionale e agli utenti dellablogosphera di sostenere la loro campagna. Un grido di aiuto arriva da @A4Mai chescrive: “Fermati un momento e grida con noi: No alla legge della giungla, noagli omicidi senza processo, no alla morte di civili innocenti”. E ancora, rivolgendosi direttamente a Brennan: “Togli le tue mani dallo Yemen, leva ituoi droni dal nostro cielo. Cittadini yemeniti”; e infine: “Caro Brennan, latua politica è stata un fallimento in Pakistan, perché sperimentarla in Yemen?”.Altri cittadini yemeniti dicono di essere contro il terrorismo “ma la guerradei droni lo alimenta”. Così scrive @WomanfromYemen: “Sono contro il terrorismo,l’estremismo e i droni. E’ tutto contro produttivo e alimenta l’estremismo” eancora: “Stiamo dicendo che non vogliamo droni né presenza militare in Yemen. Idroni non sradicando i miliziani, anzi ne intensificano la presenza!”. Anche una giornalista francese Benjamin Wiacek, di base in Yemen, ha confermato che id roni creano maggiori estremismi e risentimenti e non migliorano affatto la situazione.

Il rischio in tutta questa storia èche gli Stati Uniti finiscano per prendere parte a una guerra civile, ovviamente dalla parte del governo. I presunti terroristi sono guerriglieriarmati che si battono contro il governo centrale e che non necessariamente fannoparte di gruppi integralisti. Tuttavia tutti questi miliziani sono consideratidagli Stati Uniti un pericolo per la sicurezza nazionale americana anche se il loro obiettivo è più il governo yemenita che quello statunitense.

Barbara Alvino

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Iran. Fumettista salvato dalle frustate

La campagna dei fumettisti iraniani è stata un successo. I disegnatori persiani si erano schierati con Mahmoud Shokraye colpevole di aver pubblicato -sul giornale Amir Nameh– la caricatura di un ex esponente del Parlamento iraniano, Ahmad Lotfi Ashtyani.  Il fumettista era stato condannato a 25 frustrate, ma l’eco internazionale del caso ha convinto il conservatore Ashtyani a ritirare la denuncia.

In supporto a Shokraye, centinaia di fumettisti avevano pubblicato vignette sulla vicenda. Mana Neyestani, famosa disegnatrice iraniana, anche lei vittima della censure del regime di Mahmoud Ahmadinejad, aveva pubblicato su Mardomak.org una vignetta che ritraeva un brutale Lotfi Ashtyani che schiaccia con il piede Shokraye, mentre impugna ancora una matita. Vahid Nikgo invece ha scelto di ritrarre il politico iraniano che davanti allo specchio parla con la sua immagine riflessa: “Quando ti porterò davanti alla corte e sarai condannato alle frustrate, imparerai che non devi mostrarmi così”.

Barbara Alvino

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Libano. Studenti e blogger contro l’omofobia

10 maggio 2012 1 commento

E’ stato il contenuto xenofobo dell’articolo pubblicato da Mohamad Sibai sul giornale dell’Università americana di Beirut a suscitare scalpore tra gli studenti libanesi e la comunità della rete. “Ciò che non vogliamo è che il Libano passi per un paese che odia gli omosessuali”, ha scritto un giovane blogger. Nell’articolo “Please me at any price” pubblicato su Outlook Newspaper, Sibai racconta di essere stato disturbato  dalla visione di due giovani gay che si tenevano la mano mentre passeggiavano per Hamra. Un pensiero, così terribile, che lo ha accompagnato per tutto il giorno, “se questa è la secolarizzazione cui il Libano aspira…non deve essere una così buona idea”.

Sono passate poche ore dalla pubblicazione dell’articolo che la reazione degli studenti prima -e dei blogger dopo- ha reso necessarie le scuse da parte di  LGBT Media Monitor che ha chiesto alla comunità internet di intervenire, postando  commenti in risposta all’articolo xenofobo direttamente sulla loro pagina. Tra i cybernauti indignati che accusano l’autore dell’articolo di essere infantile e di occuparsi di problemi inesistenti, Elie Wafi ha scritto: “Con tutti i problemi che ha il nostro paese ti preoccupi di due gay che camminano tenendosi per mano. Ti impediscono forse di camminare, di andare a lavoro, di mangiare o di passare una serata con gli amici?”. Antoine Atallah se la prende con il giornale -complice a suo avviso di un tributo all’omofobia- ma difende la libertà di espressione. Tuttavia riflette: “la nostra libertà termina lì dove inizia quella altrui e insultare, stigmatizzare una parte importante della nostra società non può essere considerata libertà”.

Più che l’articolo in sé è interessante notare il sostegno dei giovani libanesi alla comunità gay libanese. Tanti sono stati i ringraziamenti che l’autore dell’articolo ha ricevuto pubblicamente: “Grazie a te ora sappiamo che tanta gente ci supporta”. Spiazzante invece il silenzio dei media libanesi. Solo al Akhbar ha approfondito l’argomento e ha pubblicato un intervista a un attivista per i diritti omosessuali.

Barbara Alvino

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A.A.A. Corsi Digital Marketing Cercasi

9 maggio 2012 74 commenti

Secondo una ricerca condotta da Epson Business e realizzata da Coleman Parkers,  che ha preso in esame 1.250 titolari di piccole aziende distribuiti equamente in 5 paesi europei: Germania, Gran Bretagna, Francia, Italia e Spagna,  per il 72% degli imprenditori italiani i nuovi strumenti di web marketing hanno migliorato il rendimento della propria attività. Questo dato lascia di stucco chi ritiene l’Italia un paese sempre indietro in quanto a digital marketing e invece, questa volta, ha distaccato di molto la media europea (circa 58%). Anche le vendite online sono aumentate -soltanto nel continente europeo del 31% rispetto al 2009- e con loro la ricerca di figure professionali adeguate e di offerte formative.

Non è facile districarsi tra i centinaia di corsi/eventi formativi proposti in rete. Tra convegni, seminari e lezioni frontali, per diventare un esperto di WEB marketing è necessario acquisire in breve tempo quante più competenze pratiche possibili. Molto spesso nelle offerte formative si preferisce fornire esempi di esperienza diretta -case studies-  che possono certamente tornare utili, ma che in corsi della durata di 2 giorni rischiano di rivelarsi uno spreco di tempo e  di non fornire le capacità pratiche necessarie. Anche l’alternanza degli  interventi di professionisti del settore –solitamente una media di 8 al giorno in una sola giornata- rischia di generare confusione.

Trovare un valido corso di formazione professionale in questo ambito non è semplice, troppe le proposte e molto spesso inadeguate. In questo articolo abbiamo selezionato i migliori eventi formativi di Seo in campo nazionale.

Bruce Clay

Classificato come uno dei migliori 10 marchi nel settore Seo dalla Goldline Research e dalla Promotion World, Bruce Clay è attualmente classificato da TopSEOs  come il n° 1 nel settore Formazione e come n° 2 nel settore PPC. La sessione formativa include 2 giorni di corso intensivo, un anno del Software Americano Seo Toolset e Materiale Seo e il libro: “Trovare clienti con Google”. I corsi SEO Bruce Clay alle esercitazioni pratiche abbinano basi metodologiche Seo che si sono dimostrate vincenti negli Usa e usate da società partner come Cnn, Ebay, Toyota, Mtv, etc.. Il corso si svolgerà a Milano il 21 e 22 giugno in lingua inglese, ma su richiesta è disponibile la traduzione simultanea.

Antezeta

L’azienda offre una serie di offerte formative aperte al pubblico o ad aziende che vanno dal Seo (posizionamento e conversione, sitemaps, Pay per Click) ai Social Media (Facebook, Twitter, Corporate Blog), passando per la Misurazione digitale ( Google Analytics, dalla raccolta all’analisi degli accessi ai siti) . Il corso può essere personalizzato in base alle esigenze dei frequentanti, per esempio con un taglio più orientato al marketing o agli aspetti tecnici. Il calendario prevede corsi a Milano  il 14 e 15 maggio, il 13 e 14 giugno e il 19 e il 20 settembre.

Eventi Gt

Giorgio Taverniti, ideatore del progetto Community Gt, in una due giorni dedicata al Seo (Search Engine Optimization) e al Sem (Search Engine Marketing) raggruppa molti degli esperti Seo di Italia.  Dopo il successo del V Convegno Gt svolto a Riccione nel 2011 e delle Webinary -lezioni online che hanno consentito agli appassionati di essere aggiornati sulle ultime novità del web marketing e dei motori di ricerca- gli eventi Gt si svolgeranno quest’anno in tutta Italia. Le giornate studio (Gt Study Day) si svolgeranno nei mesi di maggio, giugno,settembre, ottobre e  novembre con l’obiettivo di far condividere esperienze tra gli esperti Seo, best practices, consigli e i trucchi per aumentare il volume di traffico che un sito web riceve dai motori di ricerca.

Be-Wizard

La due giorni di formazione si è conclusa a marzo (sul sito non sono segnalati prossimi eventi) e l’evento ha visto alternarsi i migliori professionisti del marketing online del mondo. Almeno 16 gli interventi (8 al giorno) che hanno fatto il punto sulle novità e sugli strumenti di Web Marketing di maggior uso. Tre le sessioni: Turismo, Business, Advanced. Una platea composta da albergatori e operatori del turismo online, aziende e imprenditori che commerciano attraverso la rete e quella delle web agency e dei professionisti del web che vogliono aggiornarsi e approfondire tecniche avanzate di Web Marketing.

Barbara Alvino

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