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Posts Tagged ‘bashar al assad’

Gli alleati sostengono Assad, ma per l’Occidente è spacciato

17 dicembre 2012 Lascia un commento

carlos-latuff-6391Dopo il riconoscimento statunitense ed europeo del Consiglio Nazionale siriano, che da oltre un anno si oppone militarmente al governo del presidente Bashar al Assad, anche l’Europa punta a una transazione pacifica del potere. Al vaglio del Consiglio europeo c’è la possibilità di avviare forniture militari ai ribelli. Per ora, la Nato ha deciso l’invio nel sud della Turchia di batterie di missili anti-missile Patriot. Da Mosca, confermato il sostegno al regime Assad e la decisione di sconfessare il suo viceministro degli Esteri, Mikhail Bogdanov, dopo che aveva parlato della possibilità della vittoria delle forze di opposizione al regime. Tra le fila dei ribelli, combattenti stranieri che provengono dal Medio Oriente e dal Nord Africa. La popolazione teme che il dopo Assad (oramai vicino) possa avere un risvolto non così democratico come promesso . La rassegna stampa dei giornali siriani e libanesi su Pagina404.

Siria. A distanza di un anno dall’inizio delle proteste, attese manifestazioni nelle piazze del mondo

12 marzo 2012 1 commento

Era marzo di un anno fa quando il movimento di protesta contro i regimi dittatoriali partito dall’Egitto -in piazza Tahrir- sbarcò in Siria. Nessuno credeva che le timide manifestazioni contro il governo di Bashar al Assad, organizzate qua e là in zone periferiche del paese, portassero alla morte di almeno 7.500 persone e che gettassero la Siria in una vera e propria guerra civile. La città sunnita di Hama è stata una delle città siriane che dall’inizio delle rivolte ha dato più filo da torcere ai militari. Ex roccaforte della fratellanza musulmana, nel 1982 Hama insorse contro il potere dittatoriale dell’ex presidente Hafez  -padre di Bashar- in reazione a una serie di arresti di attivisti fondamentalisti; la rivolta portò alla morte di almeno 30mila persone.  “Ciò che è accaduto ad Hama, ora è finito”, così Hafez commentò al Times l’assedio. Ma trent’anni dopo,  gli scontri sono tornati ad accendersi e la conservatrice città di Hama è tornata a manifestare contro l’unilateralismo del governo siriano, con particolare riferimento al partito baathista che comprende tra le sue fila la minoranza alawita, accusata dalla controparte di Apostasia. A seguire, le città di Homs, Deir el Zour, Latakia, Dar’a sono insorte, trascinando per le strade centinaia di persone che unite al grido “libertà per la Siria” hanno chiesto le dimissioni del presidente. La diplomazia internazionale oltre le sanzioni, il congelamento dei fondi, l’interdizione dei viaggi ai membri della famiglia e il blocco degli acquisti di idrocarburi non è riuscita a fare altro.

Da Damasco arrivano notizie del ritrovamento di fosse comuni nella città di Homs. “Ritorsioni del regime”, dice il Consiglio nazionale siriano che chiede al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di riunirsi d’urgenza. Ma le polemiche circa la veridicità delle notizie sul massacro in Siria non si placano. La scoperta dell’australiana Abc ha dimostrato con un reportage che il video fornito dall’Osservatorio per i diritti umani -principale fonte di tutte le notizie delle rivolte in Siria-  e pubblicato dalla Reuters e dalle televisioni di tutto il mondo era un falso.  Il filmato che riprendeva militari dell’esercito siriano mentre maltrattavano e torturavano gli oppositori sarebbe stato girato a Beirut nel 2008 e i soldati erano libanesi. Dopo le scuse ufficiali della Reuters sorge un dubbio: cosa sta accadendo in Siria e chi c’è dietro l’Osservatorio per i diritti umani?

Come è stato riportato dalla ‘Syrian free press’ l’uomo dietro l’osservatorio è Osama Ali Suleiman che da solo raccoglie tutte le informazioni da più di 50 città siriane.  Strano, ma vero. In assenza di giornalisti sul posto, l’unica fonte è questa: un uomo che dal suo ufficio di Londra diffonde le notizie delle rivolte. Secondo alcuni cittadini siriani che assistono da un anno agli scontri tra militari e forze di opposizione , tra i ribelli si nascondono mercenari pagati e armati per uccidere i civili, per destabilizzare il governo di Damasco e per giustificare un eventuale intervento dei caschi blu dell’Onu.

Nel frattempo, la popolazione si organizza e chiama il mondo a raccolta in occasione dell’anniversario delle prime manifestazioni di protesta in Siria. Si scenderà in piazza nei prossimi 15, 16 e 17 marzo per manifestare in sostegno del popolo siriano e la campagna è stata presentata in un video. Alcuni attivisti hanno anche creato una pagina dell’evento su Facebook in cui si esorta  i cittadini di tutto il mondo a partecipare. Tra le città coinvolte:  Washington, San Francisco e Chicago negli Usa; Toronto, Ottawa, Calgary e Montreal in Canada; Londra in Gran Bretagna; Ginevra e Zurigo in Svizzera; Seine e Parigi in Francia; Bergen in Norvegia; Monaco in Germania; Nuova Zelanda in Australia.

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Siria. Clinton: “Se armiamo i ribelli siriani sosterremo al Qaeda e Hamas?”

28 febbraio 2012 Lascia un commento

Il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, in un’intervista alla Cbs ha detto di essere contraria ad armare i ribelli siriani, dopo il sostegno espresso da al Qaeda e Hamas agli oppositori al regime di Bashar al Assad durante l’incontro a Tunisi degli ‘Amici della Siria’. Gli Stati Uniti temono che le dimissioni del presidente siriano possano cambiare radicalmente l’assetto geopolitico della zona, a svantaggio dell’occidente.

Il gruppo ‘Amici della Siria’- che comprende almeno 60 paesi- ha deciso di inasprire le misure contro il governo di Damasco e di procedere a un’interdizione dei viaggi di esponenti del regime, al congelamento dei loro beni, al blocco degli acquisti di idrocarburi siriani e alla riduzione dei legami diplomatici con il regime siriano. Inoltre è stata anche appoggiata la proposta della Lega Araba di dispiegare un contingente di peacekeeping, composto da forze arabe e caschi blu dell’Onu, e di riconoscere il Consiglio Nazionale siriano (Cns) come ‘rappresentante legittimo dei siriani’.

La proposta di sostenere militarmente l’opposizione è stata avanzata principalmente da Arabia Saudita e Qatar che si sono detti d’accordo a rafforzare le sanzioni contro Damasco, ma hanno ribadito che l’unica soluzione alla crisi siriana sono è rimuovere il presidente dalla guida del Paese. Una proposta diversa è stata avanzata invece dal nuovo presidente tunisino Moncef Marzouki, che ha sostenuto l’idea dello dispiegamento di forze di peacekeeping avanzata dalla Lega Araba, ma con la garanzia dell’immunità giudiziaria estesa a tutta la famiglia Assad.  L’Europa sceglie invece la tattica dell’isolamento e proprio ieri sono state accordate nuove sanzioni al regime siriano: congelamento dei beni della banca centrale di Damasco, il divieto di ingresso nell’Unione Europea a 150 persone e l’accesso ai voli commerciali di provenienza siriana.

Se da un lato le potenze mondiali tentano di fermare la guerra civile in Siria, dall’altro il ministro dell’interno siriano, Ibrahim al Shaar, ha fatto sapere che il referendum per la nuova Costituzione ha ricevuto l’89,4% dei voti, con un’affluenza di quasi il 60% degli aventi diritto. Il punto decisivo della nuova Carta è l’articolo 8 che garantisce il pluralismo partitico e mette fine al monopolio del partito Baath. Il presidente è eleggibile per un massimo di due turni di sette anni l’uno che inizieranno al termine del mandato di Assad nel 2012. L’articolo 60 stabilisce invece che la metà dei parlamentari dovrà essere composta da ‘lavoratori e contadini’ -principali sostenitori dell’economia agricola- al posto della media industria.

Barbara Alvino

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