Archivio

Posts Tagged ‘damasco’

Siria. A distanza di un anno dall’inizio delle proteste, attese manifestazioni nelle piazze del mondo

12 marzo 2012 1 commento

Era marzo di un anno fa quando il movimento di protesta contro i regimi dittatoriali partito dall’Egitto -in piazza Tahrir- sbarcò in Siria. Nessuno credeva che le timide manifestazioni contro il governo di Bashar al Assad, organizzate qua e là in zone periferiche del paese, portassero alla morte di almeno 7.500 persone e che gettassero la Siria in una vera e propria guerra civile. La città sunnita di Hama è stata una delle città siriane che dall’inizio delle rivolte ha dato più filo da torcere ai militari. Ex roccaforte della fratellanza musulmana, nel 1982 Hama insorse contro il potere dittatoriale dell’ex presidente Hafez  -padre di Bashar- in reazione a una serie di arresti di attivisti fondamentalisti; la rivolta portò alla morte di almeno 30mila persone.  “Ciò che è accaduto ad Hama, ora è finito”, così Hafez commentò al Times l’assedio. Ma trent’anni dopo,  gli scontri sono tornati ad accendersi e la conservatrice città di Hama è tornata a manifestare contro l’unilateralismo del governo siriano, con particolare riferimento al partito baathista che comprende tra le sue fila la minoranza alawita, accusata dalla controparte di Apostasia. A seguire, le città di Homs, Deir el Zour, Latakia, Dar’a sono insorte, trascinando per le strade centinaia di persone che unite al grido “libertà per la Siria” hanno chiesto le dimissioni del presidente. La diplomazia internazionale oltre le sanzioni, il congelamento dei fondi, l’interdizione dei viaggi ai membri della famiglia e il blocco degli acquisti di idrocarburi non è riuscita a fare altro.

Da Damasco arrivano notizie del ritrovamento di fosse comuni nella città di Homs. “Ritorsioni del regime”, dice il Consiglio nazionale siriano che chiede al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di riunirsi d’urgenza. Ma le polemiche circa la veridicità delle notizie sul massacro in Siria non si placano. La scoperta dell’australiana Abc ha dimostrato con un reportage che il video fornito dall’Osservatorio per i diritti umani -principale fonte di tutte le notizie delle rivolte in Siria-  e pubblicato dalla Reuters e dalle televisioni di tutto il mondo era un falso.  Il filmato che riprendeva militari dell’esercito siriano mentre maltrattavano e torturavano gli oppositori sarebbe stato girato a Beirut nel 2008 e i soldati erano libanesi. Dopo le scuse ufficiali della Reuters sorge un dubbio: cosa sta accadendo in Siria e chi c’è dietro l’Osservatorio per i diritti umani?

Come è stato riportato dalla ‘Syrian free press’ l’uomo dietro l’osservatorio è Osama Ali Suleiman che da solo raccoglie tutte le informazioni da più di 50 città siriane.  Strano, ma vero. In assenza di giornalisti sul posto, l’unica fonte è questa: un uomo che dal suo ufficio di Londra diffonde le notizie delle rivolte. Secondo alcuni cittadini siriani che assistono da un anno agli scontri tra militari e forze di opposizione , tra i ribelli si nascondono mercenari pagati e armati per uccidere i civili, per destabilizzare il governo di Damasco e per giustificare un eventuale intervento dei caschi blu dell’Onu.

Nel frattempo, la popolazione si organizza e chiama il mondo a raccolta in occasione dell’anniversario delle prime manifestazioni di protesta in Siria. Si scenderà in piazza nei prossimi 15, 16 e 17 marzo per manifestare in sostegno del popolo siriano e la campagna è stata presentata in un video. Alcuni attivisti hanno anche creato una pagina dell’evento su Facebook in cui si esorta  i cittadini di tutto il mondo a partecipare. Tra le città coinvolte:  Washington, San Francisco e Chicago negli Usa; Toronto, Ottawa, Calgary e Montreal in Canada; Londra in Gran Bretagna; Ginevra e Zurigo in Svizzera; Seine e Parigi in Francia; Bergen in Norvegia; Monaco in Germania; Nuova Zelanda in Australia.

Questo articolo puoi anche trovarlo su Dgtvonline

Turchia. Asse democratico con l’Egitto

19 settembre 2011 1 commento

Foto: Foreign and Commonwealth Office

(NTNN) – È molto più di uno spunto di riflessione su una nuova geopolitica nell’area mediorientale quello offerto dal ministro degli Esteri turco, in un’intervista al New York Times, dopo la recente missione al Cairo. Ahmet Davutoghu ha parlato della  creazione di un “asse democratico” tra Turchia ed Egitto, che si estenderà da “nord a sud, dal Mar Nero fino alla valle del Nilo, in Sudan, e che non sarà una coalizione contro altri Paesi, come Iran o Israele”.  Alla vigilia della partenza per New York dove parteciperà ai lavori dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, che affronterà la questione del riconoscimento dello Stato palestinese, il capo della diplomazia di Ankara ha detto che la calorosa accoglienza riservata alla delegazione turca nel cosiddetto tour della primavera araba, che ha visto il premier Recep Tayyip Erdogan impegnato a consolidare e ad aumentare i rapporti economici con Egitto, Tunisia e Libia i cui regimi decennali sono stati rovesciati in pochi mesi,  si spiega con “un’ affinità psicologica” tra la Turchia e i Paesi mediorientali, assoggettati all’Impero Ottomano per quattro secoli.

Davutoglu ha addossato all’ex alleato Israele la responsabilità della rottura delle relazioni ed espresso condanna verso il regime siriano di Bashar al Assad per la sanguinosa repressione delle manifestazioni di protesta e per avere sprecato l’ultima occasione di una democratizzazione pacifica del Paese.

Tornando alle relazioni con il Cairo, Davutoglu ha sottolineato che la Turchia ha deciso di incrementare gli investimenti in Egitto, dagli attuali 1,5 miliardi di dollari a 5 miliardi in due anni, e di aumentare anche gli scambi commerciali con l’obiettivo di passare a 3,5 a 5 miliardi di dollari prima della fine del 2012 e a 10 miliardi nel 2015. “Per la democrazia, abbiamo bisogno di una forte economia”.  (NTNN)

Siria. Carri armati entrano a Erbin, bombe su Hama

Foto ‘The Syrian Revolution 2011’/Flickr

(NTNN) – Il primo venerdì del Ramadan in Siria è segnato da altre violenze ad Hama, dove l’esercito ha bombardato il distretto di al Hadeer e altri quartieri per sedare la rivolta contro il regime del presidente Bashar al Assad. È il sesto giorno di incursioni militari contro la città ribelle, circondata dai carri armati e senza corrente elettrica.

Il bilancio delle vittime della repressione che prosegue da quattro mesi è difficile da verificare per il divieto di accesso alla stampa internazionale, ma ieri il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, ha parlato di oltre duemila morti che pesano su un regime sempre più isolato dalla comunità internazionale. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha condannato con una dichiarazione, non vincolante, il pugno di ferro usato da Damasco contro i manifestanti e il Kuwait ha esortato Assad a fermare la sanguinosa repressione, mentre l’Italia due giorni fa ha richiamato il suo ambasciatore.

Il presidente siriano usa il bastone e la carota con gli oppositori. All’offensiva militare contro Hama, ieri ha affiancato l’emanazione di un decreto che autorizza il multipartitismo in Siria, ponendo fine al monopolio del partito Baath, così come chiede da mesi la piazza. (NTNN)

Siria: i soldati di Assad entrano ad Hama

(NTNN) – Dopo la decisione di Bashar al Assad di licenziare il governatore della città di Hama, 200 chilometri a nord di Damasco e teatro delle rivolte più violente, unità dell’esercito hanno preso posizione e blindato l’intera area. Invano manifestanti hanno tentato di impedirne il dispiegamento con barricate di pneumatici dati alle fiamme. Testimoni hanno riferito di cortei di protesta in varie zone della città e della polizia che ha sparato indiscriminatamente sulla folla.

Domenica, in un quartiere a sud della capitale Damasco, dove vivono migliaia di sfollati dalle Alture del Golan occupate da Israele, nel corso di una protesta sono stati uccisi due manifestanti.

Il 27 giugno a Damasco si tenne una conferenza pubblica sul tema “Transizione pacifica verso la democrazia”, la prima dall’inizio delle proteste, e vi parteciparono oltre 150 persone tra politici e intellettuali siriani di opposizione. Secondo le organizzazioni per la difesa dei diritti civili, dall’inizio di febbraio sono stati oltre 1.300 i morti, almeno 10mila gli arresti e oltre 11mila le persone in fuga dalla repressione che hanno trovato rifugio in territorio turco. Le opposizioni rifiutano la proposta di dialogo di Assad finché continueranno le violenze. (NTNN)

http://www.ntnn.info/it/home/

Siria-Turchia: tensioni al confine, sfollati in fuga

(NTNN) – Mentre il governo turco continua a farsi carico della crisi umanitaria, carri armati e cecchini siriani sono stati schierati a Khirbet al Jouz, villaggio dove da settimane transitano profughi in cerca di salvezza in territorio turco, appena un chilometro oltreconfine. Il governo di Ankara ha predisposto collegamenti con automezzi civili e della polizia per trasportare i profughi nelle tendopoli di Hayati.

Alcuni testimoni hanno riferito di un assalto delle truppe del presidente Assad al villaggio di Managh, area rurale a nord di Aleppo, e della sostituzione di bandiere turche, issate nei campi profughi in segno di ringraziamento, con quelle siriane. Gli attivisti siriani per i diritti umani parlano di 130 vittime civili e di duemila arresti.

La Mezzaluna Rossa turca ha iniziato a distribuire aiuti umanitari ai profughi siriani ammassati dall’altra parte del confine.

Gli oppositori del regime parlano di almeno 1.300 morti dall’inizio delle proteste e hanno indetto oggi uno sciopero generale in tutte le città del Paese in segno di lutto per le vittime. (NTNN)

B.A.

http://www.ntnn.info/it/home/

A Damasco scontri tra polizia e manifestanti

19 giugno 2011 1 commento

(NTNN) – Il magnate siriano Rami Makhlouf, accusato di corruzione dai manifestanti che sfidano il regime del cugino, il presidente Bashar Assad, abbandonerà tutte le attività imprenditoriali e si dedicherà alla filantropia donando metà delle sua fortuna. È quanto riferito dalla tv di Stato siriana poco prima della preghiera del venerdì.

Il passo indietro di una delle figure più contestate del Paese non ha bloccato tuttavia i dimostranti governativi che hanno protestato ad Aleppo, Homs, Hama, Deraa, Der al-Zour, Jableh, Latakia. A Midan, sobborgo di Damasco, migliaia di manifestanti si sono scontrati con le forze di sicurezza che, ha riferito ‘al Jazeera’ citando testimoni, hanno sparato sulla folla. Il divieto di accesso in Siria ai giornalisti stranieri rende difficile verificare le notizie riportate dai siti d’opposizione, come l’ingresso dell’esercito nelle città settentrionali di Maarat al-Numan e Khan Sheikhoun.

I gruppi per la tutela dei diritti umani in Siria hanno detto che 1.300 civili e oltre 300 soldati e uomini delle forze dell’ordine sono stati uccisi dall’inizio delle proteste scoppiate a marzo contro la famiglia Assad, al potere da 41 anni. Oltre 10mila sfollati hanno riparato in territorio turco per sfuggire alla repressione delle forze di sicurezza siriane. (NTNN)

(An.Pi.)

http://www.ntnn.info/it/articles/siria-il-cugino-di-assad-abbandona-il-suo-impero-economico.htm

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: