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Posts Tagged ‘islam’

Arabia Saudita. Le atlete possono partecipare alle olimpiadi, ma nel rispetto della sharia

17 luglio 2012 2 commenti

Le atlete saudite parteciperanno alle Olimpiadi di Londra 2012, ma dovranno farlo nel pieno rispetto della legge islamica. Lo ha deciso oggi il governo di Ryadh nel tentativo di mettere fine all’infinta querelle scoppiata tra l’organizzazione per i diritti umani, Human Rights Watch (HRW), e la monarchia di re Abdullah che, inizialmente, non aveva consentito alle sue atlete di partecipare ai Giochi olimpici. “Le atlete dovranno indossare abiti modesti, non allontanarsi mai dai loro accompagnatori e non potranno mischiarsi con gli uomini durante i Giochi”, ha detto il principe Nawaf bin Faisal al giornale Al Jazirah. Il Comitato Olimpico internazionale (in inglese IOC), di cui Faisal è il presidente, era stato sollecitato da HRW a escludere il paese arabo dalla competizione per le sue politiche discriminatorie e per aver violato i principi della Carta Olimpica. Lo Statuto stabilisce che lo scopo dei giochi è di incoraggiare e supportare la promozione delle donne nello sport a tutti i livelli e in tutte le strutture così da favorire il principio di uguaglianza tra uomo e donna.

Soltanto due settimane dall’inizio delle Olimpiadi, il giornale pan arabo di proprietà saudita Al Sharq al Awsat aveva detto che nessuna donna si era qualificata nei tre campi: atletica, pesistica e ippica. Oggi sembra che tante siano le atlete saudite che desiderano e meritano di gareggiare ai giochi olimpici di Londra 2012. L’Arabia Saudita, il Qatar e il Brunei sono gli unici tre paesi al mondo che non hanno mai inviato atlete alle Olimpiadi.

Barbara Alvino

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Iran. Un’altra giornalista arrestata, la prima del 2012

19 gennaio 2012 1 commento

Mentre Wikipedia è sul piede di guerra contro i disegni di legge Sopa –Stop Online Piracy Act– e Pipe -Protect IP Act –  che minacciano la libertà di internet, in Iran la libertà di espressione è ancora un miraggio. Si chiama Parastoo Dokouhaki la blogger , giornalista e attivista arrestata dal governo di Teheran, la prima dall’inizio dell’anno. La donna, che aveva osato sfidare il regime dalle pagine del suo blog  ‘ Zan-Nevesht’ – anche in versione inglese ‘The Remains of the day’- è stata accusata di attività contro la sicurezza nazionale iraniana. Stessa accusa anche per un’altra vittima del regime di Mahmud Ahmadinejad. E’ Mohammad Sadegh Arash Honarvar Shojayi, insegnante della scuola religiosa di Qom, che aveva più volte rivendicato un ruolo civile del clero, piuttosto che politico, e aveva denunciato violazione dei diritti umani. L’ecclesiastico aveva osato criticare la dottrina del ‘Velayat faqih’ –la tutela del giurisperito- secondo cui il giurista musulmano ha il compito di sovrintendere a ogni azione del Parlamento così da scongiurare il pericolo di una cattiva interpretazione della legge islamica.

L’accusa da parte del governo di Teheran fu di spionaggio e collaborazione con l’ambasciata tedesca a Teheran finalizzata a una europeizzazione dell’Islam, di opposizione alle basi teologiche islamiche e di attività contro la sicurezza nazionale e lo scorso ottobre Honarvar Shojayi fu condannato a quattro anni di prigione, 500 frustate e 8mila dollari di multa. Dopo lo sciopero della fame che aveva portato al suo rilascio a causa delle sue cagionevoli condizioni di salute, l’insegnante della scuola di Qom è stato nuovamente arrestato. Centinaia i contatti sulla sua pagina FacebookTwitter e sul suo blog.

Barbara Alvino

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Marocco. Polemica sulla libertà di religione

24 agosto 2011 1 commento

(NTNN) – Nonostante la nuova costituzione e le riforme, il Marocco non è uno stato laico. L’avatar utilizzato da centinaia di utenti Facebook in questi giorni è lo slogan: “In Marocco mangiare uccide”. Il messaggio si riferisce all’incidente di due anni fa, quando sei marocchini furono arrestati per aver organizzato un pic nic durante il mese di Ramadan. L’azione di protesta era stata organizzata dal Movimento alternativo per la libertà individuale (Mali) per opporsi al divieto di consumare cibi negli spazi pubblici durante il mese sacro. Due anni e una Costituzione dopo, l’ordinamento giuridico marocchino ancora non garantisce libertà di religione ai suoi cittadini ed è ancora in vigore l’articolo 222 del codice penale che condanna da uno a sei anni chi rompe il digiuno in pubblico. I marocchini musulmani non professanti sono obbligati a rispettare il digiuno islamico in pubblico e tutti i servizi di ristorazione sono sospesi durante le ore del giorno, fatta eccezione per i turisti stranieri. I membri del Mali ritengono che per molti marocchini, l’Islam non sia una scelta personale di fede, ma un obbligo da rispettare in quanto membri di una comunità. Il Mali, attivo dal 2009, dal giorno dell’azione dimostrativa ha subito molte ritorsioni delle autorità e di membri del governo e molti suoi attivisti sono stati arrestati e minacciati. Secondo Ibtissame Lachgar, co-fondatrice del gruppo e attivista politica, lo scopo dell’azione dimostrativa di due anni fa non era mettere in discussione l’importanza del Ramadan per i musulmani, ma contestare le contraddizioni tra la legge marocchina e i trattati internazionali che questo Paese ha ratificato. “Non è possibile imporre ai marocchini in patria il rispetto delle regole e permettere a chi vive all’estero di sfuggire a queste restrizioni”.

Abdelillah Benkirane, leader del principale partito di opposizione, aveva condannato la richiesta di maggiore laicità nell’ordinamento giuridico marocchino poco prima che re Muhammad VI presentasse la nuova Costituzione. Secondo il leader politico, introdurre maggiore libertà religiosa nella nuova Carta è una minaccia per la natura islamica della società marocchina. Di fronte alla mobilitazione popolare ispirata dalle rivolte in Tunisia e in Egitto, re Mohammed VI aveva aperto alle riforme con il plauso delle tre principali forze politiche del Paese: il partito islamico Giustizia e Sviluppo; l’Unione socialista delle Forze popolari (Usfp); i conservatori dell’Istiqlal. (NTNN)

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