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Posts Tagged ‘violenza’

Egitto. In piazza contro la violenza sulle donne

5 luglio 2012 1 commento

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Egitto. In piazza contro la violenza sulle donne

Le egiziane non possono più stare a guardare e con la manifestazione di ieri hanno voluto dire basta alle molestie sessuali sulle donne. Uniti dal grido “quando è troppo, è troppo” i manifestanti sono scesi in piazza perché, hanno detto, “la violenza femminile un problema troppo grande per essere ignorato ed è una piaga sociale”. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’aggressione a piazza Tahrir subita da una giornalista Natasha Smith che, giunta nella piazza simbolo della rivoluzione egiziana per prendere parte ai festeggiamenti per il neo-eletto presidente Mohamed Morsi, è stata aggredita e molestata. Aveva denunciato l’accaduto sul suo blog con un post dal titolo ‘Please God. Please make it stop’: “Centinaia di persone mi tiravano da una parte all’altra. Mi graffiavano e mi stringevano il petto e infilavano le loro dita ovunque.. Le donne piangevano e mi dicevano che non era questo l’Egitto, non era questo l’Islam. Le ho rassicurate dicendo loro che amo il loro Paese, la cultura, il popolo e la natura pacifica e moderata dell’Islam..”.

Soltanto a febbraio dell’anno scorso, durante i festeggiamenti per la caduta del presidente Hosni Mubarak, un’altra giornalista, Lara Logan, fu molestata. L’accaduto attirò l’attenzione dei media internazionali e di tutta la blogosfera e -così come avvenuto anche con l’ultima aggressione di Natasha Smith- l’ira di chi combatte ogni giorno per far sì che la propria società islamica si evolva e che non sia sinonimo di arretratezza e di misoginia. Recentemente, proprio una manifestazione organizzata per denunciare il problema degli abusi sulle donne è terminata con un’aggressione di massa ai manifestanti. Secondo alcune ONG che si battono per i diritti umani in Egitto, l’aumento delle molestie sessuali servono da deterrente per intimidire le donne e limitare la loro partecipazione alla vita pubblica.

BA

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Yemen. Il 90% delle donne subisce violenza

8 maggio 2012 1 commento

Ancora una volta le donne sono protagoniste di una mobilitazione sul web. In barba a chi le dà per spacciate, vittime delle loro tradizioni e religioni, le donne arabe alzano la voce. Dopo le polemiche di qualche settimana fa per l’articolo di Mona Eltahawy, giornalista egiziana che aveva scritto sul Foreign Police: “Perché gli arabi odiano le donne?”, oggi a suscitare nuove polemiche è un articolo del quotidiano al Hayat.

Secondo il giornale panarabo il 90% delle yemenite ha subito molestie sessuali e il campo di battaglia è ancora una volta twitter e a colpi di cinguettii gli utenti ammettono l’esistenza del problema, ma non con una percentuale così alta come riportato dal giornalista autore dell’articolo, Ali Salim.

C’è @almuraisy che chiama al boicottaggio contro il giornale e  proponendo di discuterne con l’hashtag  #alhayatfail  indirizza un post al direttore del giornale, Jameel Theyabi : “Tutte le persone intelligenti sanno che il 90% è una percentuale inaccettabile anche per la più decadente delle società liberali.. “E ancora @im_abeer: “Fino a quando le yemenite saranno vittime di articoli infondati e sleali?….Non posso condividere la percentuale di violenza riportata nell’articolo. Si, le molestie verbali ci sono, ma non l’hanno subita il 90% delle yemenite”.

Molti anche i sostenitori. @MiSo0o0o0o dice:” Sfido qualunque uomo che contesta questo articolo a camminare per il suq o andare
all’Università, con il volto coperto e con indosso un abaya… solo dopo aver fatto questo può discutere di questa percentuale”. Ma c’è anche chi avanza proposte, come @NajlaAlhamad: “1. Cambiare la bassa considerazione che l’intera società ha delle donne; 2. Proporre leggi che fungano da deterrente per i molestatori 3. Proporre norme che proteggono le donne e tutelano la loro dignità”.

Il problema della violenza sulle donne non è certamente un problema recente. L’anno scorso Ghaidaa Motahar, blogger e attivista per i diritti umani, ha lanciato una campagna contro le molestie sessuali sulle donne nominata Safe Streets (vedi anche pagina Facebook).  Il video della campagna postato su youtube circa 5 mesi fa non ha riscosso un gran successo e conta finora circa 4mila visite, ma l’idea di sensibilizzare la comunità su un tema così complesso ha incontrato il favore delle donne yemenite.  L’utente twitter, @m_alnehmi, ha scritto: “Anche se la percentuale fosse appena del 10% tutti dovrebbero sostenere la campagna di Safe Street per fermare i molestatori”.

Il giornale al Hayat comunque si è scusato per l’alta percentuale attribuita alle vittime di molestie, ma spiega di aver rapportato i dati di uno studio regionale, su scala nazionale. Comunque il popolo della rete su una cosa è d’accordo: al di là delle percentuali il problema deve essere conosciuto e affrontato, iniziando dall’incorporare i valori della famiglia e il rispetto delle donne nel sistema educativo. Inoltre, il mondo arabo femminile deve mobilitarsi per l’approvazione di leggi a tutela delle donne.

Soltanto qualche settimana al Arabiya aveva parlato di molestie sessuali subite da alcune donne nello Yemen meridionale da parte di Ansar al Sharia (letteralmente ‘Sostenitori della Sharia’), militanti di al Qaeda. Le donne che non indossavano il velo sono state accusate dai miliziani di essere empie e responsabili della loro eccitazione, quindi hanno abusato di loro. Un ragionamento da folli che stesso le donne yemenite hanno avuto il coraggio di denunciare sul web. “Il velo è una scelta personale, nessuno ce lo può imporre”, ha detto un’insegnante Anessa Abdelaalem. Il gruppo Ansar al Sharia è inoltre stato accusato dalle autorità locali di aver gettato dell’acido addosso ad alcune ragazze per essersi rifiutate di rispondere ad alcune loro domande”. A parte questi casi estremi, che purtroppo però sono ancora molto frequenti, la percentuale di donne che subiscono violenza sessuale è alta. E non parliamo soltanto dello Yemen. In Italia quasi  il 12% delle donne subisce violenza.

BARBARA ALVINO
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Marocco. Offendere Dio è possibile, ma criticare il re no

16 febbraio 2012 Lascia un commento

I cyber attivisti marocchini si mobilitano in difesa della libertà di espressione dopo l’arresto di Abdelsamad Haydour, studente di Taza,  che ha osato criticare re Muhammad VI e il suo staff in un video postato su Youtube. Il giovane 24enne è stato condannato a tre anni di carcere e al pagamento di una multa di 1.200 dollari perché, secondo il giornale di Stato ‘Map’, avrebbe ‘leso i valori sacri della nazione’. Ma per il giornale online Bladi.net e l’Associazione marocchina dei diritti umani (AMDH) le cose stanno diversamente. La libertà di espressione, pensiero e opinione è un diritto sancito dalla Costituzione e pertanto il giovane non ha commesso alcun reato e, inoltre, il processo si sarebbe svolto in modo irregolare: all’imputato non è stata concessa l’assistenza legale prevista dalla legislazione marocchina.

Blogger e utenti della rete si sono detti pronti a difendere la libertà di espressione e hanno dedicato centinaia di tweets all’argomento. @Basta: “In Marocco offendere Dio non comporta l’arresto, ma diffamare il re si!”; @Burrito_SB ha scritto: “Quante persone dovranno essere ancora arrestate solo perché esprimono la loro opinione? E’ chiaro che in Marocco niente è cambiato”. Una situazione che peggiora di giorno in giorno ricorda  @Charquauoia: “Dopo la nuova Costituzione non so più quante persone sono state arrestate per aver espresso le loro idee”.

Il Marocco è sì un’economia in crescita, ma ha un tasso di disoccupazione pari al 9,8% (Dati Indexmundi) e sono soprattutto i laureati a rimanere inoccupati. Soltanto un mese fa alcuni studenti avevano occupato per alcune settimane un edificio dell’Università di Rabat e quattro di questi si erano dati fuoco sotto lo sguardo della folla (Video). Uno di loro morì.

L’Iran accusa Israele dell’omicidio di Mustafa Ahmadi

13 gennaio 2012 1 commento

C’è il governo israeliano dietro l’attacco dinamitardo che ha portato alla morte di Mustafa Ahmadi Roshan, professore iraniano che lavorava al sito di arricchimento nucleare di Natanz, nella centrale provincia di Isfahan. E’ questa l’accusa del vice governatore della provincia di Teheran, Safr Ali Baratloo, secondo il quale la bomba magnetica piazzata sull’auto della vittima era dello stesso tipo di quelle usate in passato per gli omicidi di altri scienziati. Secondo l’agenzia di stampa iraniana ‘Fars’, Mustafa Ahmadi Roshan era vice responsabile del dipartimento commerciale dell’impianto nucleare e si occupava di unprogetto per la produzione di membrane in polimeri per la separazione dei gas”.

Quello di oggi è solo l’ultimo di una lunga serie di attentati. Erail mese di luglio quando il fisico nuclearista Daryoush Rezaie fu ucciso da sconosciuti in motocicletta. Un precedente episodio risale a novembre 2010quando fu fatta esplodere l’auto di due responsabili del programma nucleare iraniano Majid Shahriari e Ferydoun Abbassu Davani. Soltanto il secondo si salvò e, da febbraio, è a capo dell’Agenzia atomica iraniana. Altro omicidio il 12 gennaio 2010 quando lo scienziato nucleare Masoud Ali Mohammadi fu ucciso dall’esplosione di un motocicletta.
E’ prevista per oggi a Teheran la riunione della Commissione per la Sicurezza nazionale e la Politica estera del Parlamento e intanto centinaia di studenti si sono dati appuntamento in piazza per manifestare contro l’attentato e confermare il proprio sostegno alla Guida Suprema, l’Ayatollah Khamenei.

Barbara Alvino

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Prigionieri palestinesi in sciopero della fame

28 settembre 2011 Lascia un commento

28 settembre 2011

Foto: freegazaorg

(NTNN) – I prigionieri del Fronte popolare di liberazione della Palestina (Fplp), hanno iniziato uno sciopero della fame per protestare contro il regime di isolamento cui è sottoposto il loro leader, Ahmed Sa’dat, assieme ad altri 20 prigionieri detenuti nelle prigioni israeliane. Nei centri di detenzione di Raymon e Nafhaf, lo sciopero è stato annunciato in concomitanza con la visita del ministro per la Sicurezza nazionale di Israele, Yitzhak Aharonovich, che ha fatto sapere di non essere disposto ad accogliere le loro richieste. In risposta, i prigionieri  hanno assicurato che oltre al cibo, rifiuteranno di indossare le uniformi, di obbedire agli ordini delle guardie carcerarie e di presentarsi agli appelli. Nella prigione di Shatta i detenuti rifiuteranno di incontrare legali e parenti se portati ancora in sala visite con mani e piedi incatenati.

La protesta dei prigionieri palestinesi segue quella iniziata due giorni fa da Jamal ‘Abdel Salam Abu Hejah, leader di Hamas, che fu arrestato nel 2002 con l’accusa di aver guidato un’operazione militare in difesa del campo profughi di Jenin, che costò la vita a sette israeliani.  Alcune organizzazioni per i diritti umani hanno chiesto al governo di Benjamin Netanyahu di togliere Abu Hejah dall’isolamento carcerario che dura da quasi dieci anni.

Per Addameer, associazione per i diritti umani, sono circa 7.000 i detenuti nelle carceri israeliane e di questi almeno 500 sono in detenzione amministrativa. La misura cautelare, introdotta nel 1970 dall’Ordine Militare Israeliano, prevede che  un comandante militare, per ragioni di sicurezza, possa mantenere una persona in custodia senza limiti di tempo e senza imputazione. “Il provvedimento di detenzione amministrativa rappresenta una chiara violazione dei diritti fondamentali dei detenuti, inclusi il diritto alla difesa, a un equo e pubblico processo, e alla presunzione di innocenza”.

Il problema dei detenuti palestinesi nelle carceri israeliane è stato affrontato anche dal leader dell’Autorità Nazionale Palestinese, Mahmoud Abbas, che in occasione del discorso all’Assemblea generale dell’Onu sul riconoscimento dello Stato palestinese ha detto: “il rilascio dei prigionieri politici palestinesi detenuti in Israele è fondamentale per la pace tra i due Paesi”. (NTNN)

Bahrein. 40 donne arrestate e picchiate dalla polizia

27 settembre 2011 Lascia un commento

(NTNN) – Almeno 40 donne, tra cui sette minorenni, sono state arrestate, maltrattate e picchiate dalle forze di sicurezza a Manama, la capitale del Bahrein, per aver partecipato alle manifestazioni contro le elezioni parlamentari suppletive di sabato. Lo ha reso noto un comunicato del Wefaq, partito sciita di opposizione, che  ha chiesto l’immediata scarcerazione e l’intervento delle organizzazioni internazionali per porre fine alle violazioni dei diritti umani nel Paese. Gli ulema della comunità sciita hanno organizzato un sit-in di protesta a piazza della Perla, epicentro degli scontri da metà marzo.

Le elezioni per l’assegnazione dei 14 seggi lasciati dai deputati del Wefaq, che a febbraio si dimisero per protestare contro la repressione delle manifestazioni antigovernative, hanno registrato una scarsa affluenza alle urne. Soltanto il 17,4 per cento degli aventi diritti al voto ha espresso la propria preferenza e per Ali Salman, leader del partito Wefaq, è la prova della delusione dei cittadini per l’inefficienza delle riforme politiche del regime di Hamad bin Isa al Khalifa.

La rivolta a piazza Perla, sedata dall’esercito con il sostegno di un contingente saudita-qatariota inviato dal Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC), portò all’arresto indiscriminato di oppositori politici, di almeno 700 attivisti e di centinaia di lavoratori. Successivamente il governo di Manama aprì al dialogo con l’opposizione e  revocò lo stato di emergenza usato per rafforzare la repressione delle rivolte, ma a distanza di quattro mesi la violenza continua. (NTNN)

B.A.

Siria. Torturato Ali Ferzat, vignettista anti-regime

1 settembre 2011 Lascia un commento

(NTNN) – Ali Farzat, uno dei più famosi vignettisti del mondo arabo, è stato torturato e poi scaraventato fuori da un’auto in corsa nel tratto di strada che unisce l’aeroporto a Damasco. Sotto accusa sono le forze di Sicurezza siriane. Ali Farzat, famoso in Siria per la sua satira contro il governo, è stato sequestrato nella piazza antistante la moschea degli Omayyadi ed è stato picchiato duramente soprattutto sulle mani. Il disegnatore aveva pubblicato una serie di vignette molto critiche nei confronti della repressione del governo di Bashar al-Assad, fin dall’inizio delle proteste in Siria. Le caricature che hanno suscitato maggiore clamore sono due: nella prima il presidente siriano Bashar tenta, con una valigia in mano, di prendere un passaggio dal leader libico in fuga, Muhammar Gheddafi; la seconda mostra un Assad in uniforme di fronte allo specchio, con dietro un’ombra che sovrasta l’esile figura del presidente. Nei suoi lavori, quasi sempre senza didascalie, il vignettista  ha spesso condannato l’ipocrisia dei leader siriani e le ingiustizie che i popoli arabi subiscono quotidianamente.

Ali Farzat, nato nella città di Hama, collabora dall’età di quattordici anni con i principali giornali arabi: al-Ayyam, Tishreen e al-Thawra. Vincitore del premio internazionale di Grafica a Berlino nel 1980, è diventato un grafico di fama internazionale. L’esposizione a una mostra nel 1989 all’Istituto del Mondo Arabo in Francia gli costò una condanna a morte da Saddam Hussein e il divieto di ingresso in Giordania, Iraq e Libia. La vignetta in questione era “Il Generale e le decorazioni” che rappresentava un generale mentre distribuiva decorazioni militari al posto di cibo ai cittadini arabi affamati. Ali Farzat ha pubblicato oltre 15mila caricature ed è presidente dell’Associazione Fumettisti arabi.

Nella stessa giornata, la delegazione umanitaria dell’Onu è stata costretta ad abbandonare il Paese, su invito dello stesso presidente Bashar al Assad. Secondo Lynn Pordoe, vicesegretario generale della delegazione umanitaria delle Nazioni Unite, il presidente Assad non dice ancora nulla sulle violenze commesse contro i civili e continua a parlare solo degli attacchi armati contro l’esercito e la polizia. “La sua incapacità di imprimere un cambiamento nell’azione delle forze di sicurezza rende poco credibili i suoi annunci e la comunità internazionale resta scettica”. Intanto altri otto civili sono stati uccisi dalle forze di sicurezza in Siria la notte scorsa. L’ennesimo spargimento di sangue a opera dei militari e’ stato denunciato da fonti dell’opposizione, secondo cui la repressione si e’ scatenata in reazione alla marcia di ieri sera a Kisweh, zona sud di Damasco, dove vivono migliaia di profughi provenienti della alture del Golan. Secondo alcuni attivisti per i diritti umani, militari siriani sono presenti con carri armati nelle città di Shuhail e Deir el-Zour.(NTNN)

 

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